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Rimarranno le macerie

Rimarranno le macerie

Gli archeologi ritrovano scavando, secoli e secoli dopo la loro scomparsa, i segni materiali delle civiltà che si sono succedute nel tempo. Chissà cosa ritroveranno gli archeologi del futuro dell'attuale civiltà dei consumi, degli sprechi e delle grandi opere fra qualche centinaio di anni?
Probabilmente, relativamente al patrimonio pubblico, riporteranno alla luce ammassi di macerie derivanti da costruzioni, spesso inutili, sovradimensionate, inadeguate all'uso, mal costruite, realizzate in aree improprie, inquinanti e via discorrendo.
Viene da pensare questo perché non si riesce a vedere nella attuali politiche ambientali, urbanistiche e di assetto del territorio un minimo cenno di ripensamento sulle scelte urbanistiche e paesaggistiche che hanno caratterizzato l'utilizzo o meglio il consumo di suolo dal dopoguerra ad oggi come se la situazione socio-economica fosse rimasta sempre la stessa.
Un altro elemento che caratterizza l'attività edilizia contemporanea è l'incapacità della Pubblica Amministrazione di mantenere in vita e in efficienza il proprio patrimonio immobiliare.
Fatta questa considerazione generale volevamo riportare l'attenzione dei lettori sull'assenza di una pianificazione delle opere di manutenzione, ordinaria e straordinaria, dell'attuale amministrazione eporediese. Della manutenzione ordinaria abbiamo già parlato diverse volte rimarcando le ridicole cifre che sono state accantonate in bilancio. Numeri irrisori che trovano un pronto riscontro nelle lamentele che quotidianamente riceviamo da cittadini che hanno a cuore le sorti del luogo in cui vivono. Si tratta di un fenomeno trasversale, che non risparmia nessuno: scuole, asili, impianti sportivi, biblioteca, marciapiedi, e così via. Riguardo la manutenzione straordinaria qualche cifra sul bilancio si trova dopodiché dal dire al fare ce ne passa.
La situazione del campo sportivo del quartiere S.Giovanni, che ha addirittura due nomi in quanto la pista di atletica è intitolata a A. De Witt e il campo da rugby a D.Santi, ci può servire per addentrarci nell'argomento.
Il complesso sportivo è stato realizzato negli anni '90 con un contributo del CONI e delle Federazioni sportive. Oggi, dopo poco più di vent'anni dalla sua realizzazione, si trova in uno stato di degrado che non è degno di un paese civile.
La pista è deteriorata a tal punto da essere quasi inutilizzabile anche da atleti a livello amatoriale e non può ospitare da tempo gare omologate. Non si possono fare manifestazioni ufficiali perché non esistono servizi igienici per il pubblico, gli spogliatoi sono inadeguati e versano in pessime condizioni. Gli impianti idrico sanitario ed elettrico, compresa l'illuminazione con i fari del campo da gioco, sono obsoleti e causa di elevati sprechi energetici con relativi costi di gestione elevati.
Seppur in queste condizioni gravitano su questa struttura, ripartiti tra Ivrea Rugby Club e Atletica Ivrea/Atletica Canavesana circa seicento giovani oltre, ovviamente, le loro famiglie. Una ricchezza riguardo il ruolo sociale che l'attività sportiva potrebbe svolgere nell'ambito di un moderno welfare in grado di diffondere stili di vita salutari oltre che ponendosi come una forma di supporto e prevenzione del disagio giovanile.
Tornando alla questione delle risorse sopra evidenziata facciamo notare come i fondi per le manutenzioni ordinarie sugli impianti sportivi siano state azzerate mentre per le straordinarie sono stati destinati "complessivamente" 144.893,24 euro. Chi ha un'idea di cosa significhi "manutenzione straordinaria" può farsi qualche rapido conto per capire quanti lavori si potrebbero fare contando che da quei fondi vanno pure scorporate l'IVA e le spese tecniche per progettazione, direzione lavori, indagini e relazioni geologiche, sicurezza, calcoli strutturali ove necessari.
Evidentemente queste problematiche non ce le siamo sognate noi per criticare l'operato della giunta se a partire dal 2008 si sono ripetute una serie di delibere finalizzate all'approvazione di un progetto per la realizzazione di una tribuna e lavori complementari. Finalmente l'8 novembre 2012 viene approvato il progetto definitivo per un importo complessivo di 307.769 euro dei quali 246.592 per i lavori veri e propri.
Viene anche bandita una gara alla quale hanno partecipato, visto il periodo di crisi, un elevato numero di imprese e il 27 febbraio 2013 i lavori vengono affidati ad una ditta la quale, probabilmente ha cominciato ad organizzarsi programmando i lavori appena ottenuti. Vincere un appalto oggi è manna dal cielo. Basta passare dalle parti dell'impianto sportivo per vedere che i lavori ad oggi non sono ancora iniziati.
Nell'ultimo Consiglio Comunale del 22 dicembre abbiamo presentato un'interpellanza chiedendo se ci fosse ancora l'intenzione della giunta di realizzare la tribuna, quanto fossero stati i costi sostenuti fino ad ora, se fossero state pagate delle penali, se fossero stati progettati un ampliamento ed una riqualificazione degli spogliatoi e degli impianti più in generale, se si fosse presa in considerazione l'opportunità di ri-progettare gli impianti elettrico e idrico sanitario utilizzando tecnologie a risparmio energetico.
La risposta dell'assessore è stata disarmante. Abbiamo appreso che a causa del patto di stabilità (ma non c'era quando i lavori sono stati messi a bilancio e appaltati?) la gara è stata sì effettuata, ma i lavori non sono mai potuti iniziare. Il nesso causa effetto non è chiaro ma tant'è. Si sono spesi circa 25.000 euro per progetti, istruttorie, bandi di gara, ecc. Ora è tutto da rifare perchè nel frattempo i prezzi sono cambiati e presumibilmente, aggiungiamo noi, anche le normative su strutture anti-sismiche, impianti e sicurezza.
Vorremmo tanto non dover criticare l'operato della giunta, ma come si può tacere di fronte a storie come questa che pensavamo confinate solo in paesi sottosviluppati e retrogradi? Si parla, anche con atti ufficiali, di questa opera, non certo faraonica, dal 2008, sono quindi passati più di sei anni. E' tutto normale o tutto destinato a diventare macerie per gli archeologi del futuro?

 Articolo pubblicato su "La Voce" di lunedì 29 dicembre 2014



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