Rincorrere l'emergenza

Rincorrere l'emergenza

Il 2 maggio scorso ha avuto luogo l’ultimo Consiglio Comunale nel quale si sarebbe dovuto approvare il Rendiconto dell’esercizio finanziario 2016.
Parliamo al condizionale perché, come sarà ormai noto, la maggioranza che appoggia l’esecutivo che governa da quattro anni la città non è riuscita a garantire il numero legale e il Consiglio Comunale si è dovuto sospendere.
E’ utile ricordare che, per l’ennesima volta, tale documento contabile è stato portato all’attenzione dei consiglieri nell’ultimo giorno utile e quindi se verrà approvato il 15 maggio, quando è stata convocata la nuova sessione dell’assemblea cittadina, saremo comunque pienamente fuori dai termini stabiliti dalla legge che fissavano la scadenza al 30 aprile. Siamo in Italia e non succederà nulla, salvo forse un rimbrotto del Prefetto, ma questo ennesimo scivolone la dice lunga sulla superficialità con la quale è stata e viene gestita la città.
Il problema è che manca un anno alle prossime elezioni amministrative e se l’andazzo sarà questo fino ad allora a rimetterci saranno esclusivamente i cittadini ai quali delle diatribe interne, al già ribattezzato PD-R (Partito di Renzi), crediamo interessi ben poco mentre continuano a rimanere inevase le molte e ripetute richieste di intervento su molteplici aspetti della vita quotidiana e reale degli eporediesi. Diciamo reale perché spesso pare che gli amministratori pubblici vivano in un altro pianeta o parlino una lingua diversa. Questa Amministrazione poi, e lo diciamo fin dal 2013, non eccelle certo per organizzazione e per capacità progettuale e di visione tanto da limitarsi esclusivamente a rincorrere le emergenze che inevitabilmente si presentano; soprattutto quando poco o nulla si è fatto per risolvere i problemi che da anni aspettano, vanamente, di essere risolti. Ci riferiamo soprattutto all’inadeguatezza delle forze e delle risorse messe in campo per la manutenzione ordinaria del patrimonio pubblico che, come diciamo da tempo, se non eseguita prontamente e costantemente porta ad un rapido decadimento delle strutture/infrastrutture il quale, protraendosi nel tempo, fa lievitare i futuri costi di intervento perché è risaputo che quando la manutenzione diventa “straordinaria e urgente” i costi salgono esponenzialmente.
Tanto per essere concreti citiamo l’ultimo esempio di inefficienza in ordine di tempo; quello della sicurezza degli edifici pubblici con particolare riguardo a quelli nei quali sono presenti dipendenti o utenti dei vari servizi.
Nel lontano giugno del 2015 abbiamo richiesto la convocazione della Commissione Assetto del Territorio proprio su questo tema e in tale occasione ci venne consegnata una tabella informale, limitata agli edifici scolastici, che metteva in luce la mancanza di svariate certificazioni, collaudi e/o dichiarazioni di conformità obbligatorie per legge, ma incredibilmente non presenti negli archivi comunali. Abbiamo segnalato fin da subito la questione portandola all’attenzione dell’esecutivo, ma è rimasta lettera morta. Preoccupati della situazione di potenziale pericolo per gli utilizzatori di tali edifici abbiamo poi ribadito il concetto nel tempo, sia in fase di discussione del Bilancio preventivo 2016 che nel più recente 2017 proponendo, in entrambi i casi, insieme al consigliere Tognoli della Lista dei Cittadini, un emendamento al DUP (Documento Unico di Programmazione), votato all’unanimità, che inseriva tra i compiti dell’apposita Missione 08 (assetto territorio, edilizia abitativa): “il completamento, l’aggiornamento e la verifica della conformità complessiva degli edifici pubblici e la formazione di un archivio dei medesimi che possa essere utilizzato anche al fine del contenimento dei costi manutentivi”.
Nonostante questo non abbiamo saputo più nulla fino a qualche settimana fa quando abbiamo appreso dai giornali che il responsabile della sicurezza (RSPP) per la Fondazione Guelpa ha dichiarato “inagibile” la sede della stessa che è ubicata nell’edificio di proprietà comunale di Via Piave 2 nel quale si trovano diversi uffici pubblici aperti al pubblico come l’URP, l’anagrafe, l’elettorale, ecc. e dove verranno spostati (ammassati?), non si sa bene in quali spazi, gli uffici di via Piave 10 (sociale e cultura/manifestazioni turistiche) da tempo sfrattati dalla proprietà privata dell’immobile.
Consapevoli del fatto che se è inagibile, per ragioni di sicurezza, la stanza dove ha sede la Fondazione Guelpa potrebbero esserlo anche le svariate stanze occupate dagli uffici comunali abbiamo presentato una mozione (scaricabile qui), il 26 aprile, con la quale si richiede al Sindaco e alla Giunta di: “agire immediatamente e senza indugio per verificare se i locali presenti nell’edificio di proprietà sito in via Piave 2 risultino a norma di legge soprattutto per quanto riguarda la sicurezza dei lavoratori e degli eventuali cittadini fruitori dei servizi al pubblico” ed a verificare inoltre: “con sollecitudine lo stato dell’arte in tema di messa a norma dell’intero patrimonio immobiliare di proprietà comprendendo in tale attività anche la mappatura e la rimozione di eventuali materiali contenenti amianto” oltre a dar seguito, quanto prima, “alla formazione di un archivio” da tenere costantemente aggiornato.
Pur non essendo ancora stata discussa in Consiglio Comunale, nonostante l’urgenza, tale mozione ha però dato vita ad un parziale miracolo tanto che il 27 aprile la Giunta Comunale ha approvato una delibera, la n°87, pubblicata all’albo pretorio il 4 maggio, dal significativo titolo: “Lavori di manutenzione straordinaria e messa a norma dell’impianto elettrico degli uffici di via Piave 2. Approvazione progetto definitivo-esecutivo”.
Tombola!
Quindi i nostri dubbi, più volte manifestati nel corso del tempo, si sono rivelati effettivi e non strumentali come spesso e volentieri vengono bollati dall’esecutivo. Tutto è bene ciò che finisce bene? Non proprio anche perché questa situazione, ora confermata dalla Giunta, rischia di dare la stura ad una imprecisato numero di casi analoghi visto lo stato di degrado o di scarsa manutenzione che caratterizza diversi edifici pubblici, scuole comprese. Inoltre tale delibera oltre a intervenire solamente su un edificio lo fa per il solo impianto elettrico, ma molti altri sono gli aspetti necessari perché un immobile si possa considerare a norma.
Perché solo ora, dopo anni e nonostante le nostre reiterate segnalazioni, è stata incaricata un’azienda privata per “migliorare le prestazioni e le condizioni di sicurezza” dell’edificio sopra citato? Azienda che, come prevedibile e come dice la stessa delibera di Giunta, in seguito ad un prima ispezione ha subito evidenziato “la necessità di un intervento di carattere più strutturale sull’impianto elettrico generale del fabbricato” facendo sì che il Servizio Tecnico affidasse, finalmente, ad uno studio privato, un progetto per tale adeguamento alla normativa vigente. Proprio quel progetto approvato ora dalla Giunta per un importo pari a 104.850 euro.
E perché solo ora, dopo anni e nonostante le nostre reiterate segnalazioni, la stessa delibera “dà mandato al Servizio Gestione Tecnica del patrimonio comunale di effettuare una ricognizione sullo stato degli impianti tecnici degli edifici utilizzati direttamente dal Comune quali luoghi di lavoro, provvedendo a fornire, entro il 30 settembre 2017, una relazione dettagliata in cui si evidenzino tempi e modalità per l’eventuale adeguamento”?
Come si vede la situazione è piuttosto confusa e non fa presagire nulla di buono e, alla luce di quanto sopra riportato, una domanda sorge spontanea: “se i locali di Via Piave sono, come parrebbe, non a norma, i dipendenti comunali e i cittadini utenti possono continuare a frequentarli per svariate ore al giorno?” e a seguire: “gli altri edifici comunali che potrebbero trovarsi nelle stesse condizioni conosceranno la loro situazione solo a settembre 2017?”.
Chiudiamo per motivi di spazio e finiamo con un richiamo ad analoghe situazioni finora rimaste sottotraccia, ma destinate ad emergere improvvisamente: il Terzo ponte, l’Asilo Nido Olivetti, la Biblioteca, ascensori vari, la Sala Cupola de La Serra, la Piscina, gli impianti sportivi, …

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 9 maggio 2017

 

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