Se l'approssimazione diventa la regola

Se l'approssimazione diventa la regola

Qualche giorno fa abbiamo appreso dai giornali della nascita di una fantomatica “arena equestre” in un’area abbandonata, di proprietà comunale, sulle sponde della Dora Baltea. Diciamo subito che siamo favorevoli, tanto da averla proposta noi stessi tempo fa e più avanti vedremo perchè, alla riqualificazione ed all’utilizzo ad uso pubblico di quel terreno diventato nel tempo una foresta impenetrabile e una discarica a cielo aperto agevolata dall’esistenza di una stradina di servizio fiancheggiante la recinzione del liceo Gramsci.
Perché allora stupirsi dell’ultima trovata dell’Amministrazione Comunale? Perché, molto banalmente e come sempre, di questa tardiva iniziativa i consiglieri comunali e i cittadini non sono stati informati e a tutt’oggi non sono a conoscenza di progetti, finalità, accordi convenzionali con il privato, permessi, autorizzazioni, certificazioni e collaudi vari.
Parliamo di accordi convenzionali perché esiste un atto pubblico, datato 2006, di durata decennale e quindi scaduto, tra la Città di Ivrea e la società proprietaria dell’attigua area edificabile nel quale si stabiliva che la stessa società si sarebbe impegnata a sistemare quest’area a “verde attrezzato” con una spesa minima di 10 euro al metro quadrato. In soldoni, trattandosi di una superficie di circa 36.000 mq si parla di una cifra che si aggirerebbe intorno ai 360.000 euro che non sono bruscolini. Per questo motivo da tempo sollecitiamo l’esecutivo a far adempiere a questo impegno riportando agli onori del mondo un’area pubblica lasciata nell’incuria più totale. Ricordiamo anche che nella stessa convenzione, scaduta, sono definite le opere di urbanizzazione a carico della proprietà privata tra le quali si annovera il tratto di strada mancante, sul fianco ovest del Gramsci, per chiudere l’anello viario dell’intera zona. Ma anche in questo caso nulla è stato fatto.
Si sa che in vista di una scadenza elettorale possono accadere miracoli e iniziative snobbate o non attuate nei precedenti nove anni di questa amministrazione possono diventare realtà. Meglio tardi che mai si potrebbe dire, ma cercando di sapere qualcosa in più abbiamo chiesto come si intendesse realizzare quest’area chiedendo ufficialmente, il 19 maggio scorso, su iniziativa del capogruppo della Lista dei Cittadini, di poter eseguire un sopralluogo insieme ai componenti della Commissione consiliare Assetto del territorio. Proposta accolta favorevolmente dai commissari anche in una successiva seduta della commissione stessa, ma in seguito alla quale però non si è saputo più nulla nonostante reiterati solleciti.
Nel frattempo si è avvicinata la festa del Santo Patrono e pare ci sia stata un’accelerazione dei lavori in vista addirittura di una doppia inaugurazione l’1 e il 2 luglio. Ecco quindi arrivare la convocazione per l’agognato sopralluogo, incredibilmente, per il 4 luglio: due giorni dopo il taglio del nastro.
A questo punto insieme al collega Tognoli ci siamo recati giovedì scorso a vedere con i nostri occhi cosa stesse accadendo. Siamo entrati sostanzialmente in un cantiere, come avrebbe potuto fare chiunque vista l'inesistenza di protezioni o divieti di accesso, anche se non c’è affisso da nessuna parte l’obbligatorio cartello con le indicazioni del progettista, del direttore lavori, del responsabile della sicurezza, dell’impresa esecutrice dei lavori, ecc. ecc.
Tra ruspe e camion che movimentavano terra e materiali da scavo, operai su cestelli che collegavano cavi aerei, maestranze che montavano tribune, trattori che tagliavano erba ed arbusti, ma nessun responsabile di cantiere, abbiamo preso atto della pulizia della vegetazione di un tratto parziale dell’area, in larga parte ricolma d’acqua in seguito ai temporali della settimana scorsa, e della messa in opera di quattro alti pali su cui sono stati montati dei riflettori per illuminare l’area anche nelle ore notturne.
Abbiamo anche appreso dell’esistenza di un edificio in muratura con entrostante un pozzo (sarà stato messo in sicurezza?), in prossimità delle tribune e di un altro analogo che è stato però demolito, probabilmente senza alcun permesso edilizio. Abbiamo anche riscontrato che l’area è attraversata da una linea elettrica di media tensione e da un metanodotto che parrebbe essere situato ad una profondità esigua, soprattutto contando che su quel terreno stanno transitando anche mezzi pesanti.
Alla luce di tutto questo i dubbi che avevamo prima sono aumentati a partire dall’esistenza o meno di progetti e di pratiche edilizie relative alle opere realizzate (demolizione di edificio in muratura, realizzazione impianto di illuminazione, movimento terra e materiali da scavo) visto che in commissione non ci è stato fatto vedere alcunché anche se stiamo parlando di lavori pubblici.
Trattandosi di un'area di rispetto fluviale esistono anche dei vincoli di tipo paesaggistico per i quali probabilmente è necessaria un’autorizzazione da parte della Soprintendenza competente. Sarebbe interessante anche capire quali valutazioni di rischio siano state eseguite visto che ci troviamo in una zona probabilmente esondabile situata in prossimità delle sponde di un fiume.
Pare sia stata ripristinata una linea di illuminazione pubblica che già serviva in passato la stradina di servizio che fiancheggia il terreno, ma siamo sicuri che tale impianto sia ancora a norma? Come è stato alimentato il nuovo impianto di riflettori dell’arena?
Sono state rispettate le distanze, i vincoli e le norme di sicurezza relative ai metanodotti e all’esistenza di una linea di media tensione?
Qualche mese fa è stato approvato in Consiglio Comunale un Regolamento del verde che prevede in casi di questo tipo la redazione di un progetto agronomico-naturalistico nel quale vengono individuate le essenze autoctone o pregiate da salvaguardare e quelle infestanti da rimuovere. Non siamo a conoscenza dell’esistenza di tale elaborato e se esistesse sarebbe curioso leggere quali motivazioni agronomiche e ambientali siano state addotte per il disboscamento selvaggio dell’area entro la quale dovrebbe sorgere l’arena equestre mentre verso la passerella c’è un boschetto, ora ripulito, e dall’altra parte un selva impenetrabile. Sarebbe anche curioso conoscere le eventuali osservazioni del Corpo Forestale dello Stato in merito.
Senza essere esperti di strutture per l'equitazione il terreno in oggetto non pare essere stato interessato da un impianto di drenaggio e c’è da sperare che non abbia da piovere in prossimità di un evento e per quanto riguarda la sicurezza e il benessere animale sarebbe interessante anche conoscere il parere del Servizio Veterinario dell'ASL.
Tutti dubbi ai quali speriamo sia stata data una risposta e solamente noi non ne siamo a conoscenza perché diversamente ci troveremmo in una situazione quantomeno particolare di un Ente che invece di dare il buon esempio non rispetta esso stesso regole e norme che invece richiede di rispettare, giustamente, ai privati cittadini.
Alla luce di ciò che sappiamo potremmo chiudere dicendo che oltre il danno in questo caso c'è pure la beffa perchè quell'area che avrebbe dovuto sistemare il privato a "verde attrezzato" entro il 2016 documentando spese per circa 360.000 euro oggi è stata solamente ripulita parzialmente e le uniche "attrezzature" posizionate pare siano state pure pagate dal Comune, quindi con soldi dei cittadini, oltre 30.000 euro.

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 4 luglio 2017

 

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