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Si può fare

Si può fare

Renato Accorinti, pacifista, attivista della difesa dei diritti civili, dell'ambiente e della lotta alla mafia è il nuovo Sindaco di Messina. E' entrato a piedi nudi in Municipio con le lacrime agli occhi e si è commosso ricordando che spesso, per le sue battaglie per i diritti civili, era stato cacciato proprio da quel Comune del quale è ora diventato il primo cittadino e che dovrà governare nei prossimi cinque anni.
Non ci interessa esprimere in questa sede un giudizio sulla persona e sulla sua entrata in scena, vagamente venata di populismo quanto, piuttosto, evidenziare che questa elezione è di portata storica e dimostra che il livello della mala-politica dei partiti sta arrivando ai minimi termini.
Che questa elezione avvenga in quella terra di Sicilia che, poco più di un anno fa, aveva visto il M5S diventare il primo partito regionale è significativo e delinea una strada che potrebbe portare lontano. La nostra storia recente ci sta dicendo che serve cambiare passo, linguaggio, metodi, abitudini e che servirebbe farlo anche rapidamente, ma gli unici che paiono non accorgersene sono sempre loro: i partiti. Hanno troppi problemi interni da risolvere per la spartizione delle poltrone e degli incarichi, per soddisfare questa o quella lobby o quel potentato economico, per potersi dedicare seriamente a risolvere i problemi reali della collettività.
Vivono in un mondo parallelo dal quale non riescono a entrare in comunicazione con i comuni mortali ed allora tirano fuori dal cilindro un'ammucchiata governativa senza senso né logico né politico, loro la chiamano responsabile, che con la "politica del fare" non sta facendo altro che procrastinare (IVA, IMU, TARES, F35) di qualche mese l'agonia di un paese allo stremo. A forza di rinviare imposte, tasse e tributi e dissanguare gli enti locali sarà il caso che ci prepariamo ad un autunno da brivido.
E a livello locale cosa accade? La stessa identica cosa solo a scala più piccola. I problemi veri non vengono affrontati e si consumano vecchie abitudini da sottobosco della politica.
Serve cambiare lo status quo e noi di Viviamo Ivrea siamo disponibili a metterci in gioco. Serve farlo dando vita ad una fase post-ideologica capace di progettare la città e la società di domani spogliandosi di simboli, bandiere, pregiudizi e personalismi che fino ad oggi l'hanno fatta da padrone. Serve ridurre la forbice tra ricchezza e povertà con politiche di redistribuzione del reddito. Serve dare vita a politiche dal basso che partono dalla gente comune e non dagli interessi di pochi privati. Serve riportare il dibattito politico nell'agorà, nel Consiglio Comunale, nelle Consulte, nelle Commissioni, nei Comitati di Quartiere, nelle piazze tra la gente.
A Messina gli elettori votando Accorinti hanno lanciato questo messaggio e il miracolo è avvenuto ed allora ... chissà?

pubblicato su: La Voce di lunedì 1 luglio 2013

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