Un luogo da costruire

Un luogo da costruire

Più volte dalle righe di questo spazio settimanale abbiamo dato una definizione della nostra idea, multiforme, di politica; attività necessaria, a nostro avviso, per una pacifica convivenza tra le persone e tra le comunità.
In questo editoriale, partendo da un passaggio del poeta e scrittore contemporaneo Franco Arminio, cerchiamo di individuare nuovi punti di vista capaci di generare barlumi di speranza in un panorama socio-politico che pare muoversi verso una repentina involuzione.
La storia ci insegna che a periodi di floridezza e di benessere si susseguono crisi e periodi bui e se i decenni che hanno contraddistinto il dopoguerra hanno portato benessere e grandi aspettative,
in questo inizio di terzo millennio non possiamo certamente dire di trovarci in una situazione analoga vivendo un periodo di paura, di smarrimento, di incertezza nel futuro.
I passaggi da uno status all’altro sono sempre causati da eventi, o serie di eventi, che costituiscono una cesura netta con il passato recente che in qualche modo li ha determinati. Se il cambiamento, anche se sentito e reputato necessario dalla gran parte dell’opinione pubblica, non è graduale e consapevole, ma immediato e irrazionale diventa traumatico e potenzialmente pericoloso. Per dirla con una metafora se si tira troppo la corda si rischia che questa prima o poi si rompa senza sapere a priori con quali conseguenze per la collettività.
Ecco allora che il perdurare di una crisi socio-economica e quindi politica rischia, protraendosi passivamente nel tempo, di generare malcontento, insoddisfazione e protesta che, se reiterate, rischiano di degenerare in comportamenti negativi generalizzati di non facile contenimento.
Che oggi siamo in una fase complicata è palese, ma se pensiamo di poter risolvere i problemi che attanagliano una società sempre più egoista con le stesse modalità di azione politica del passato sarà come andare a sbattere contro l’inevitabile muro della verità e della modernità.
Per rimanere in ambito locale è ormai chiara a tutti la necessità di un cambio radicale per sostituire una classe politica senza più stimoli che da decenni esercita e monopolizza, supportata dal partito di riferimento e dai dirigenti regionali e nazionali, il potere in città. Si sa che se non c’è ricambio, i valori, le attività e le iniziative (politiche pubbliche) tendono ad affievolirsi e ad appiattirsi fino a scomparire e questo è, purtroppo, quanto abbiamo riscontrato nei quattro anni e mezzo vissuti con passione nella politica istituzionale cittadina. Mancanza di visione e di coraggio nelle scelte, chiusura verso le minoranze, incapacità di ascolto, arroccamento nel palazzo, scarsa trasparenza dell’azione amministrativa sono solo alcune delle criticità che abbiamo evidenziato mettendo in atto il ruolo istituzionale di controllo dell'azione dell'esecutivo da parte dell'opposizione.
A breve, avvicinandosi le prossime elezioni amministrative che si terranno presumibilmente nella primavera del 2018, cominceremo ad assistere a trite e ritrite, quanto ipocrite, prese di posizione critiche sull’amministrazione degli ultimi anni, anche da parte di chi, ben saldo sugli scranni della maggioranza, non ha fatto nulla per modificare il proprio atteggiamento accondiscendente, per ordini di scuderia, nei confronti di un esecutivo, a trazione PD, che di certo non ha brillato per intraprendenza e buon governo.
Non basterà quindi, a chi ha condiviso la gestione del potere negli ultimi anni, confondere le acque, mescolare le carte, dichiararsi estraneo alle decisioni prese; servirà valutare, da parte dei cittadini, il grado di coerenza tra le nuove parole/promesse pre-elettorali e quanto concretamente messo in atto nel corso dell'intero mandato.
Solo una cesura netta con il passato potrà ridare speranza e rivitalizzare una città che negli ultimi lustri è rimasta al palo mentre altri territori si sono attrezzati per dare un futuro alle nuove generazioni.
La nostra proposta, che nasce dall’esperienza acquisita sul campo e dalle molte battaglie portate avanti in questi anni, verterà su modalità e linguaggi nuovi comprensibili a tutti. Servirà ripristinare quanto prima un canale di comunicazione tra amministratori e cittadini perché gli stessi amministratori sono anch’essi cittadini e quindi i problemi da affrontare si decideranno insieme senza farsi condizionare dai “suggerimenti” di poteri che agiscono dietro le quinte mossi da interessi di parte.
L’immagine evocata nel titolo di un luogo, di una casa, di un qualcosa da costruire insieme e capace di andare oltre ciò che conosciamo e a cui siamo abituati può rappresentare simbolicamente il nostro pensiero e la nostra proposta politica. Non ci resta che concludere, come anticipato in precedenza, con le parole di Arminio che hanno ispirato questo articolo: «Non è la realtà l’unica cosa che ci serve. Ci serve qualcosa che trasformi la vita, oltre la natura e le società che conosciamo. Ci servono rigore e compassione, lucidità e clemenza, per andare avanti nel nostro tempo, nel nostro niente. Ci serve un Dio che non sia un riparo, ma un luogo da costruire».

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 19 settembre 2017

 

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