Un raggio di sole

Un raggio di sole

Più volte abbiamo scritto e detto sullo stato di sofferenza dell'attuale processo democratico e quanto avvenuto al Consiglio Comunale dello scorso 4 febbraio ci fa pensare che una possibilità di guarigione, almeno a livello locale, sia possibile.
I lettori più informati sapranno che in tale occasione si doveva deliberare sul ripianamento delle perdite e sulla ricapitalizzazione del CIC, azienda pubblica in crisi e della quale la Città di Ivrea detiene, con il 24,91%, la maggioranza relativa.
In questo articolo non entriamo nel merito di questa vicenda aziendale della quale si è già parlato e parleranno altri, anche sulle righe di questo giornale, ma vorremmo proporre una riflessione di carattere più generale su ciò che riguarda le difficoltà della politica attuale ad uscire dalle perverse logiche di gestione della cosa pubblica imperniate su affarismi, interessi di parte, nepotismi, individualismi, quando non addirittura su corruzione, malavita organizzata, mafie di vario tipo, poteri occulti.
La Costituzione repubblicana, che in momenti come questo dovrebbe essere il nostro faro nella nebbia, stabilisce che gli organi esecutivi o di governo, tipicamente composti da nominati (Governo nazionale, Giunte regionali o comunali), debbano essere, in maniera più o meno diretta, controllati dagli organi elettivi (Parlamento, Consigli regionali o comunali) che, in quanto costituiti da eletti, dovrebbero rappresentare i cittadini tutti; sia quelli che hanno votato per la maggioranza, sia quelli che hanno votato per la minoranza.
Trasferita questa regola fondamentale a livello locale vuol dire che se il Sindaco e la Giunta propongono al Consiglio Comunale atti deliberativi che vanno contro il sentire comune, la legalità, gli interessi generali, la pubblica utilità, soprattutto se in contrasto, o non specificati, nei propri programmi elettorali, i consiglieri, dovrebbero in coscienza e in piena autonomia poter porre un freno a queste decisioni senza dover sottostare a ricatti di partito o di maggioranza.
Finora la maggioranza consiliare si è quasi sempre "allineata" sulle proposte di Sindaco e giunta nonostante ci fossero sul tavolo temi trasversali e controversi come la Carta di Pisa, la cava di S.Bernardo, la sottrazione di poteri al Consiglio Comunale da parte della Fondazione Guelpa, la fallimentare gestione delle manutenzioni del patrimonio immobiliare pubblico, l'opaca gestione dell'area ex Montefibre, sui quali, probabilmente, anche i consiglieri di maggioranza avevano ed hanno più di un dubbio.
Nel caso della crisi CIC, eccoci al titolo, un raggio di sole ha squarciato il velo dell'asservimento dei singoli alle decisioni prese dall'alto e così la proposta di Sindaco e assessore di ripianare i debiti e di ricapitalizzare un'azienda senza un dibattito chiaro e trasparente, più volte e da tempo richiesto dalle forze di minoranza, è stata rispedita al mittente. Ma non nei termini prospettati di: "o si ricapitalizza o si dichiara il fallimento", come proposto dall'esecutivo, ma tramite un lavoro, politicamente trasversale e di grande responsabilità "istituzionale", di analisi ed elaborazione dei dati e dei documenti presentati dall'azienda sullo stato di crisi, effettuato dai capigruppo consiliari, seppur in condizioni di asimmetria informativa e fino alla tarda notte precedente il Consiglio.
Se questa parte di controllo e denuncia è più "normale" pensarla effettuata dalle forze di minoranza questa volta, e qui sta il salto di qualità di questo Consiglio comunale, lo schema decisionale è ritornato nelle linee di condivisione trasversale, capace di andare oltre gli ordini di partito o di coalizione, auspicate dai padri costituenti e indirizzato al primario interesse collettivo. Personalmente ho ringraziato in Consiglio, e lo rifaccio ora, i capigruppo in generale, ma in particolare quelli di maggioranza per questa loro presa di posizione, in quanto scelta ovviamente più difficile di quella delle minoranze, di andare contro le richieste di Sindaco e giunta, e auspico che ora non parta una stagione di vendette e/o di regolamenti di conti all'interno dei partiti.
Chiederei infatti alle forze politiche cittadine di uscire da antiquate e aprioristiche logiche di scontro, anche interno, per riflettere serenamente sull'accaduto provando a immaginare un prossimo futuro per le politiche del nostro ente che sia più condiviso, partecipato, dibattuto perchè alla fine, e soprattutto a livello locale, il bene comune ed il benessere generale sono temi sui quali una politica intelligente e responsabile può trovare indirizzi convergenti al di fuori degli schieramenti e delle ideologie.
Noi ci crediamo. Ora vediamo se una rondine farà primavera ...

Articolo pubblicato su "Varieventuali" di mercoledì 11 febbraio 2015



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L'intervento di Francesco Comotto da 1h 34' in poi.
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