Una città a misura d'uomo

Una città a misura d'uomo

Giovedi 21 settembre si è svolta in Municipio, presso la Sala consiliare, una Commissione Assetto del territorio con all’ordine del giorno l’incontro con una delegazione del pull di professionisti incaricato di elaborare una variante strutturale al Piano Regolatore Generale.
Fin da inizio mandato abbiamo perorato la causa di una rivisitazione profonda dell’attuale strumento urbanistico e più volte ne abbiamo scritto anche dalla righe di questo editoriale. Un piano regolatore è uno strumento politico, nella migliore accezione del termine, potente e in grado di indicare una visione della città e del suo territorio negli anni a venire.
Ha una valenza interdisciplinare tramite la quale, analizzata la situazione socio economica attuale e le criticità riscontrate nella precedente programmazione urbanistica, individua le linee guida e le regole per una rivisitazione ed armonizzazione del territorio comunale in funzione delle nuove necessità del vivere e dell’abitare.
Crediamo molto nell’impostazione multidisciplinare di questo importante strumento di pianificazione tanto da aver richiesto che nel bando di gara per l’affidamento dell’incarico fosse inserita, tra le altre professionalità tipiche dell’urbanistica, anche la figura di un sociologo. Proposta che è stata accolta e quindi il nostro auspicio è che il processo di elaborazione del piano arrivi alla sua logica definizione tecnico-normativa dopo essersi calato in tutti gli aspetti che ineriscono alla vita dei cittadini.
La sintetica presentazione sviluppata dei professionisti, che in questa fase stanno raccogliendo dati e iniziano a conoscere la città, ci è parsa indirizzata verso la strada da noi auspicata improntata, anche dal punto di vista metodologico, a ricercare soluzioni adeguate ai tempi che sappiano guardare con occhi nuovi all’innovazione, al riutilizzo e al recupero degli spazi vuoti, ai nuovi luoghi del lavoro e della socializzazione, all’ambiente, compreso quello rurale, alla mobilità sostenibile e alla messa in sicurezza del territorio, al recupero del patrimonio edilizio pubblico, a forme allargate di rigenerazione urbana indirizzata a una città più vivibile e godibile. Per dirla in una parola con un’impostazione molto “olivettiana”. Come sostiene lo stesso arch. Boeri «Ad Olivetti si deve il primo trattato di urbanistica italiano, la “Città dell’Uomo”, pubblicato nel 1960, in cui si auspica lo sviluppo edile e di infrastrutture “a misura d’uomo”, con l’obiettivo di creare “armonia tra vita privata e vita pubblica, tra casa e lavoro, centri di consumo e centri di produzione”»
La presentazione accompagnata da alcune diapositive esplicative porta il titolo di “Ivrea 2030” e questo ci ha subito fatto pensare ad un approccio corretto e cioè pensare a come potrà essere la città fra 12/13 anni. Se pensiamo che la precedente variante si chiamava "Ivrea 2000" ed è stata approvata nel 2006 già solo dal nome si può capire l’inadeguatezza delle scelte fatte allora. Scelte che purtroppo si sono poi rivelate sbagliate a partire da una sconclusionata previsione di crescita demografica da 24.000 a 32.000 abitanti.
Contando che per la redazione di un piano regolatore servono almeno un paio d’anni e poi mediamente rimane in attuazione per un'altra decina ecco che questa proiezione temporale, anche se solo simbolica, ci fa ben sperare, ci sembra pertinente.
Come detto in apertura un Piano regolatore è uno strumento prima di tutto politico ed è infatti la politica che dovrà prendersi in carico l’onore e l’onere di portarlo a compimento. A questo proposito abbiamo fatto notare in Commissione di come, inevitabilmente, il percorso si intersecherà con le prossime elezioni amministrative per le quali, fra l’altro e con grande anticipo, è già iniziata la campagna elettorale. Lo stesso dirigente dell’area tecnica del Comune in apertura di intervento ha sottolineato di come solitamente varianti strutturali di questo tipo, comportando tempi lunghi, vengono attivate ad inizio mandato mentre questa parte in prossimità della scadenza e creerà certamente più di un imbarazzo quando la campagna elettorale entrerà nel vivo. Si sono infatti già palesate nel corso del dibattito dell’altro giorno vedute divergenti tra i consiglieri presenti riguardo la conservazione o il superamento di alcune questioni strategiche nell’elaborazione del piano stesso. Nella stessa seduta è stata inoltre ribadita la volontà della Commissione di procedere alla costituzione di un’apposita Consulta di professionisti locali che potrà affiancare i redattori del Piano e la struttura politica e tecnica del Comune lungo il complesso iter procedurale apportando suggerimenti ed evidenziando le criticità dell’attuale strumento urbanistico. Alla luce di tutto questo e dei tempi che necessiteranno noi proponiamo, riguardo l’iter procedurale, una sorta di patto per la città, politicamente trasversale, che demandi alla prossima amministrazione, qualunque sarà, le scelte politiche e programmatiche di un Piano regolatore atteso da anni e mai messo in cantiere nei nove anni di esecutivo Della Pepa. Ovviamente i professionisti potranno procedere con gli incontri, con la raccolta di dati, con gli studi propedeutici demandando ai primi mesi che seguiranno l’insediamento della nuova Amministrazione il dibattito politico vero e proprio e le conseguenti decisioni. Il Piano Regolatore è un’opportunità troppo importante per non venire colta e potrebbe servire a porre le basi del rilancio di una città che prima o poi dovrà riuscire ad elaborare definitivamente la fine dell’epopea olivettiana senza per questo snaturare le proprie radici e la sua storia ed anzi riprendendo ed attualizzando quelle visioni innovative e di avanguardia che l’”urbanista Olivetti” seppe tracciare. Serve uno sforzo comune per mantenere certe imperdibili occasioni di crescita della città su livelli più alti di una qualunque competizione elettorale.

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 26 settembre 2017

 

Torna in alto