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Candidatura UNESCO: opportunità, o l'ennesima scommessa perduta?

Qualche giorno fa è stata annunciata la diffusione di un questionario indirizzato ai cittadini eporediesi relativo al riconoscimento di "Ivrea - città industriale del XX secolo" quale sito Unesco. Tale documento avrebbe dovuto essere uno dei primi passi del percorso di predisposizione dell'ambizioso progetto di candidatura ed invece arriva solo in questo inizio 2015 nonostante da oltre un anno siano stati affidati incarichi a consulenti esterni e sul DUP 2014 (Documento Unico di Programmazione) del Comune si legga testualmente: "E' stata costituita una cabina di regia che lavora alacremente per predisporre il dossier di candidatura". I lavori sono proceduti così alacremente che la domanda ufficiale di candidatura, che si può presentare una sola volta l'anno nel mese di gennaio, è già slittata dal 2015 al 2016.
La richiesta di inserimento nei siti Unesco, secondo i principi ispiratori di tale organizzazione, dovrebbe essere un percorso di conoscenza e di consapevolezza delle popolazioni in grado di far diventare un sentire comune questo importante riconoscimento universale. Un tipico processo partecipativo bottom-up (dal basso) in grado di stimolare l'identità e il senso di appartenenza da parte degli abitanti della città e del suo circondario partendo, nel nostro caso, proprio da quel grande spirito comunitario idealizzato e teorizzato da Adriano Olivetti.
Chiedere alle persone cosa ne pensano di una iniziativa di tale portata dovrebbe essere la prima cosa da fare, ma tant'è. Purtroppo i processi partecipativi e capaci di coinvolgere i cittadini, almeno su progetti di ampio respiro come questo, non caratterizzano l'attuale amministrazione che in questo caso, come in molti altri, preferisce delegare i propri compiti e le proprie scelte.
Ecco che per questa candidatura viene chiesto alla Fondazione Guelpa di occuparsi della questione e accade così che venga nominato, senza bandi né gare ad evidenza pubblica e non si sa per quali meriti, un coordinatore esterno profumatamente pagato e intorno al quale viene costituita la succitata cabina di regia. Noi sosteniamo fin dall'inizio della vicenda che con quei soldi si sarebbero potuti incaricare tre giovani del territorio, magari laureatisi con tesi o master post-laurea proprio sul tema delle architetture olivettiane o sull'epopea della grande fabbrica, costruendogli intorno un gruppo di lavoro trasversale politicamente, socialmente, culturalmente, anagraficamente, ma capace di relazionarsi costantemente e alla luce del sole con le istituzioni pubbliche e con i portatori di interesse del territorio.
Questa candidatura, per stessa ammissione del Sindaco, costerà, solo per la domanda, qualcosa come 500.000 euro dei quali 370.000 già stanziati dalla Fondazione Guelpa e non sono ancora stati evidenziati i costi del Piano di gestione che non osiamo immaginare a quanto potranno ammontare (il museo piuttosto che il tribunale qualcosa dovrebbero averci insegnato).
Come sempre accade in partite intorno alle quali ruotano rilevanti risorse, gli appetiti dei partiti, sempre coadiuvati/integrati prontamente da qualche potere "collaterale", si fanno immediatamente sentire ed ecco che un processo che dovrebbe essere ampiamente condiviso, trasparente, partecipato, politicamente trasversale si trasforma nella solita gestione da "club privato" e della quale l'opinione pubblica sa poco o niente.
Ciò che fatichiamo a comprendere è come sia possibile che con un quadro sociale ed economico profondamente mutato, rispetto anche solo al decennio precedente, certi amministratori non riescano ad accorgersi della necessità di cambiare le modalità di fare e vivere l'impegno politico.
La questione della candidatura Unesco mette in evidenza, se mai ce ne fosse stato il bisogno, una volta in più la necessità di rivedere i rapporti tra la Fondazione Guelpa ed il Consiglio Comunale che oggi è stato sostanzialmente esautorato dai compiti costituzionalmente affidatigli, di controllo e di indirizzo delle politiche pubbliche, almeno in questo contesto.
Possibile che non si possa mai cogliere l'occasione per mettere da parte ideologie o indicazioni di partito almeno quando si parla di progetti territoriali che non hanno un colore politico, ma che potrebbero aiutare un'asfittica congiuntura economica a ritrovare risorse perdute o sempre più scarse? Da un processo cognitivo sul proprio patrimonio storico, architettonico, culturale come una candidatura Unesco potrebbero nascere decine e decine di start-up, progetti innovativi, politiche di sviluppo locale, forme nuove di agricoltura e/o di turismo sostenibili. Viviamo tempi difficili e complessi e dobbiamo fare tutti gli sforzi per non perdere tutte le opportunità che si presentano solo per giochi di potere ormai inattuali e perdenti. Ricordiamoci sempre della bellezza della nostra città e del territorio dell'Anfiteatro morenico e proviamo, almeno per una volata, a fare fronte comune.

 Articolo pubblicato su "Varieventuali" di mercoledì 28 gennaio 2015



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