Urgenza trasparenza

Urgenza trasparenza

Da qualche tempo è tornata sotto i riflettori la passerella sulla Dora Baltea unica opera pubblica degna di nota realizzata dall'attuale Sindaco nei suoi quasi otto anni di amministrazione della città. Si tratta di un'opera che in termini tecnici viene definita di "coerenza urbanistica" e fa parte di un Piano Particolareggiato, conosciuto come PP3, le cui Norme di Attuazione contengono all'art. 31 punto 03 la facoltà per il Comune di chiamare la proprietà privata, proprietaria di gran parte dell'area ex Montefibre, a concorrere alle spese di realizzazione dell'opera. Questo perché chi aveva il maggiore interesse a che quell'opera venisse realizzata era proprio il privato che con l'apertura della passerella ha visto crescere l'appetibilità degli immobili già realizzati all'interno di quell'area.
Nel caso della passerella poi non solo l'Amministrazione non ha chiesto una compartecipazione privata, diminuendo in tal modo la parte di esborso pubblico a carico dei cittadini, ma il caso ha voluto che lo stesso privato, tramite imprese satellite, la passerella l'ha pure realizzata.
Studiare la documentazione inerente questo importante lavoro pubblico non è stato semplice né veloce. Alla disponibilità messa in campo dal funzionario preposto si è contrapposta l'opacità di diversi passaggi dell'iter procedurale. Basti ricordare che il Certificato di collaudo amministrativo dell'opera è stato redatto il 23.10.2014 mentre la passerella è stata inaugurata un anno e dieci giorni prima nell'ottobre 2013.
Per quest'opera l'Amministrazione ha deciso di utilizzare, quale forma di gara d'appalto, una procedura particolare definita in gergo "a migliorie" suddividendo il punteggio di assegnazione dei lavori in due tronconi: il ribasso d'asta, con un peso del 20%, e le migliorie proposte dalle imprese concorrenti, con un peso specifico dell'80%. Proporzione un tantino sbilanciata che ha fatto sì che chi ha poi vinto l'appalto ha proposto un ribasso d'asta vicino al 5% mentre l'impresa che ha offerto il maggior ribasso d'asta (e quindi un maggior risparmio di soldi pubblici) si è attestata intorno al 22% cosa che avrebbe fatto risparmiare alle asfittiche casse comunali qualcosa come circa 350.000 euro (su poco più di due milioni). Con questa metodologia di valutazione a fare la differenza sono state quindi le migliorie presentate dalle imprese concorrenti. Nulla è più opinabile e discrezionale del fatto che possa essere più o meno premiante un impianto di video-sorveglianza piuttosto che un'area verde o la realizzazione di un ascensore piuttosto che di una rampa e via discorrendo, ma tant'è.
L'impresa vincitrice ha ottenuto punteggi alti soprattutto per alcun proposte teoricamente migliorative rispetto al progetto tra le quali possiamo evidenziare: un'area a verde, un ascensore e il legname dell'impalcato.
Facendo anche solo una semplice analisi di queste tre caratteristiche c'è più di qualcosa che non torna. L'ascensore, che di fatto è un montacarichi, è stato finora più fermo che funzionante. Non è dotato di porta automatica a scorrimento facendo sì che una persona in carrozzina non vi possa accedere se non accompagnata. L'area verde proposta, i cui contenuti sono stati stranamente "secretati" in fase di gara d'appalto, risulta molto diversa da quella realizzata, ma la proposta più "curiosa" è certamente la sostituzione della struttura lignea, prevista a progetto in tavole di larice lamellare di 6,6 cm di spessore, con iroko di uguale spessore e sempre lamellare tanto da far sostenere alla giuria che: "... il legno di iroko è molto più stabile e resistente, mantenendo le stesse dimensioni di progetto".
Abbiamo detto ad inizio articolo che la passerella è tornata agli oneri della cronaca soprattutto per le pessime condizioni di manutenzione, a soli due anni dall'inaugurazione, del tavolato che, dopo gli opportuni sopralluoghi, si è poi scoperto essere in legno massello di iroko, ma di 3 cm, con sottostanti tavole di materiale sconosciuto sempre di 3 cm, ma con un passo più rado (una sì e una no), e di una lamiera grecata. In questo breve lasso di tempo sono già state cambiate circa 100 tavole e sarebbe bello capire da chi sono state pagate.
Sembrerà impossibile, ma di questa variazione in corsa e sicuramente peggiorativa non esiste atto amministrativo che la giustifichi; ammesso che modificare ex post una miglioria che ha determinato l'esito di una gara d'appalto sia giustificabile. Non esistono nemmeno, a quanto ci è dato sapere le certificazioni dei materiali e del fornitore del materiale ligneo. Ci è stata solamente consegnata una scheda tecnica del prodotto nella quale viene detto chiaramente che per mantenere il materiale in buono stato bisognerebbe trattarlo con un apposito olio almeno due volte l'anno, operazione che non ci risulta essere mai stata fatta.
Ci sono poi altre incongruenze e/o elementi poco chiari nel processo di realizzazione di questa importante opera ed è per questo che con il collega consigliere Tognoli abbiamo presentato qualche giorno fa un'interrogazione grazie alla quale speriamo di ottenere qualche risposta ai nostri quesiti e per rendere sempre più trasparente la Pubblica Amministrazione a partire da quella di casa nostra.

Articolo pubblicato su "La Voce" di lunedì 9 novembre 2015

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