Vale di più la città di Ivrea o il presidente della Fondazione Guelpa?

Vale di più la città di Ivrea o il presidente della Fondazione Guelpa?

Ad Ivrea stiamo assistendo all'ennesimo teatrino tragi-comico dopo quelli già visti in occasione del fallimento del CIC e per la Centrale idroelettrica del Crist, solo per citarne un paio di maggiore rilievo. Passaggi recenti nei quali il Sindaco Carlo Della Pepa aveva già ben chiaro di non avere più una maggioranza sicura, eppure in conseguenza a quei fatti drammatici nulla accadde.
La domanda che in molti si pongono oggi è: Se il Sindaco non si è dimesso per problemi di quella gravità, perché le dimissioni ora? Solo per difendere il Presidente della Fondazione Guelpa, personaggio ormai inviso a tutti o per lo meno alla maggioranza dei consiglieri comunali? Davvero il parere della maggioranza del Consiglio vale meno della presidenza della Fondazione?
Già, perché un tale strappo? Nessuno riesce a capirlo fino in fondo.

Dalla serata di lunedi 10 ottobre nella quale il Consiglio Comunale ha approvato, con i voti determinanti di tre esponenti della maggioranza, una mozione presentata dai consiglieri di minoranza che impegnava il Sindaco a revocare la fiducia al Presidente della Fondazione Guelpa Jalla, in seguito alla quale il primo cittadino eporediese ha rassegnato le sue dimissioni, si sono susseguite una serie di notizie e dichiarazioni che tendono a sviare l'attenzione dal vero fine della mozione stessa.
La mozione è stata approvata a larga maggioranza (9-5) con l'astensione di un consigliere di maggioranza ed il capogruppo PD che non ha partecipato alla votazione. Più volte è stato rimarcato dai banchi della minoranza che questo documento non avesse altri fini se non quello di decretare formalmente una lacerazione insanabile tra il Consiglio Comunale ed il Presidente della Fondazione Guelpa. Nessuno ha esplicitamente o implicitamente suggerito eventuali dimissioni al Sindaco, che di sua totale iniziativa e solo dopo alcune ore dalla votazione, a fine Consiglio verso l'1 e 30 di notte, ha annunciato nella sorpresa generale che non avrebbe dato seguito a quanto richiesto dal Consiglio Comunale, ovvero sfiduciare Jalla, mentre dichiarava imminenti le sue dimissioni, formalmente depositate nella mattinata di mercoledì 12 ottobre.
Dal nostro punto di vista la decisione del Sindaco è quantomeno singolare perché si dimette, aprendo una crisi politica in città, pur di non sfiduciare una persona rivelatasi inadeguata al compito affidatogli secondo quanto espresso dalla maggioranza del suo Consiglio Comunale. L'altro aspetto altrettanto opaco ed inquietante di questa vicenda è perché il Presidente Jalla non abbia deciso lui stesso di fare un passo indietro anziché mettere in una posizione così fragile il Sindaco, e con esso la Città intera, rimasto l’unico, o quasi, a tenerne le parti.
È poi quanto meno singolare anche la dichiarazione del Sindaco Della Pepa all’atto delle sue dimissioni, quando paventa, in caso di sfiducia al Presidente Jalla, la paralisi gestionale dell'ente da lui presieduto: affermazione incomprensibile dal momento che il C.d.A. della Guelpa non è stato sfiduciato dal Consiglio Comunale e c’è una vicepresidente in carica pronta a sostituirlo. Nel frattempo la Fondazione potrebbe operare in ordinaria amministrazione ed il Sindaco avrebbe potuto nominare in pochi giorni un nuovo presidente.
A questa mozione si è invece voluto dare una forte valenza politica, forzando uno strappo istituzionale che non era necessario. Se questo non bastasse, a dimissioni da poco consegnate è già iniziato il minuetto del: va a fondo della sua decisione o ci ripensa? Con questa mossa il Sindaco di certo non ha fatto il bene di una Città che già sconta pesantemente tutta una serie di problemi irrisolti grazie all'inerzia e all’immobilismo del suo esecutivo. Un bene comune che non è più perseguibile nei fatti, sia nel caso in cui le dimissioni verranno confermate, aprendo così una formale crisi politica con l’arrivo di un commissario prefettizio ed imminenti elezioni, sia nel caso in cui dovesse tornare sui suoi passi, perché oltre ai venti giorni di attesa nel limbo si dovranno patire diciotto mesi di ulteriore tensione interna al partito di maggioranza, dove da tempo è iniziata una guerra senza quartiere per la successione, lotta che sta causando la paralisi amministrativa sotto gli occhi di tutti.

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