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Vita reale, politica virtuale

Vita reale, politica virtuale

Nel Consiglio Comunale del 20 dicembre 2013 abbiamo presentato, insieme ad altre forze di minoranza, una interpellanza con la quale si chiedeva quando l'ascensore per l'accesso alla passerella da piazza Freguglia sarebbe entrato in funzione oltre alcuni documenti (certificazioni, omologazioni, collaudi) dei quali non si ha notizia. L'assessore competente disse quella sera che il 2 gennaio sarebbe entrato in funzione e, seppur con qualche giorno di ritardo rispetto alla previsione, venne effettivamente aperto al pubblico utilizzo. Dopo pochi giorni però la triste sorpresa: l'ascensore, che poi nella realtà è un montacarichi, era bloccato e, nonostante diversi solleciti e richieste di intervento da parte nostra, l'unica cosa che è accaduta da allora è stata l'affissione di un cartello con su scritto: "Fuori servizio".
Qualche giorno fa abbiamo appreso dalla stampa locale che l'ascensore non è più entrato in servizio perché "vandalizzato" e quindi prima di rimetterlo in funzione la giunta ha deciso di installare delle telecamere con una spesa intorno ai 50.000 euro che, in tempi di vacche magre, ci pare una bella cifretta. Questa vicenda fa molto pensare su come oggi viene amministrata la cosa pubblica e se da un lato esprimiamo il nostro disappunto nei confronti di una società dove le opere realizzate per la collettività vengono spesso danneggiate e deturpate dal vandalo di turno dall'altro ci viene da chiedere se sia logico correre dietro la maleducazione e lo scarso senso civico installando telecamere in ogni dove. Se passa questo concetto di imbarbarimento della società dovremmo cominciare a pensare di installare telecamere in ogni luogo o impianto di pubblica utilità come i parchi e i giardini, l'illuminazione pubblica, l'arredo urbano, i parcheggi, gli altri ascensori aperti al pubblico e così via.
Va inoltre ricordato che la costruzione della passerella, comprensiva dell'accesso da Piazza Freguglia, è stata appaltata con il metodo delle "migliorie". Si sarebbe cioè premiata l'impresa che, oltre ad un buon prezzo, avesse anche proposto delle opere di complemento utili. Alcune imprese hanno proposto di installare, come migliorie, delle videocamere con costi inferiori a quelli che ora si vanno a spendere, ma la commissione giudicante ha premiato maggiormente la ditta che si è poi aggiudicata l'appalto proponendo l'ascensore reputando evidentemente inutile un impianto di videosorveglianza. Oltre il danno (non aver vinto la gara d'appalto per colpa delle presunte migliorie) anche la beffa visto che l'ascensore non ha praticamente mai funzionato ed oggi per farlo funzionare si devono spendere 50.000 euro per installare delle telecamere che altri avrebbero compreso nel costo complessivo dell'opera.
Leggiamo sul sito del Comune che a un normale cittadino che volesse dotare un proprio edificio di un ascensore verrebbero richieste, tra le altre cose: la dichiarazione di conformità dell'impianto rilasciata dall'installatore, l'indicazione della ditta cui il proprietario, in questo caso il Comune, ha affidato la manutenzione dell'impianto e l'indicazione del soggetto incaricato di effettuare le ispezioni periodiche all'impianto. Tutte richieste più che legittime e tutte indirizzate a garantire il buon funzionamento e la sicurezza dell'impianto peccato che il Comune, che impone queste regole di buona condotta ai cittadini, sia poi il primo a non rispettarle. Senza voler necessariamente pensar male: non si poteva aggiustare l'impianto e farlo ripartire prima di reputare necessario un impianto di videosorveglianza così costoso? Stipulare un'assicurazione contro i vandalismi? Rendere maggiormente visibile l'area interessata? Mettere in atto delle azioni di sensibilizzazione dei cittadini nei confronti dei beni pubblici stimolando il senso civico di ognuno?
Ci viene ancora da chiedere, e l'abbiamo già fatto più volte senza avere risposte, se l'intera opera, ascensore compreso, sia stata collaudata e se sì come sia possibile che parti di questa non siano conformi con quanto progettato e pagato (con soldi pubblici) o non funzionanti.
Un ultimo dubbio: se la legge impone di stipulare un contratto di manutenzione ad una impresa specializzata per poter attivare l'impianto ci chiediamo se per caso non si stia pagando, sempre con soldi pubblici, un manutentore che non può svolgere il suo lavoro per il semplice motivo che l'ascensore da quando è stato attivato, dagli inizi di gennaio ad oggi, di fatto, avrà funzionato un paio di giorni.
"Quante storie per un ascensore" potrebbe sostenere qualcuno e a questa eventuale obiezione diciamo subito che a noi piacerebbe che i soldi pubblici venissero impiegati con maggior parsimonia e sobrietà fossero anche poche decine di euro ed inoltre specifichiamo che abbiamo preso un caso a campione giusto per fare un esempio concreto di scarsa attenzione e cura del bene comune. Vogliamo estendere il nostro ragionamento allo stato di manutenzione delle scuole e dell'intero patrimonio pubblico? O al mancato abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici aperti al pubblico? Magari in una prossima puntata.

 Articolo pubblicato su "La Voce" di lunedì 9 giugno 2014

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