Francesco Comotto

Francesco Comotto

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Progettare la città nuova

Abbiamo appreso dai giornali, piuttosto che in ambito istituzionale, come troppo spesso accade, dello spostamento in avanti, molto avanti, dei lavori di messa in sicurezza del viadotto XXV aprile, più conosciuto come Terzo Ponte. Lavori di consolidamento che la Giunta eporediese ha preso in considerazione solamente dopo le molteplici segnalazioni di cittadini riguardo lo stato di degrado della struttura evidenziato da crepe, infiltrazioni d’acqua, ferri di armatura scoperti, ecc. Chiari segnali di una scarso o assente monitoraggio e relativa manutenzione ordinaria nel corso degli anni che ora porterà la prossima Amministrazione a dover intervenire con urgenza destinando a questi lavori ingenti risorse. Si tratta dell’ennesimo problema che l’esecutivo in scadenza non è stato in grado di risolvere pur essendo sul tavolo da molto tempo. Nel caso specifico viene da chiedersi come si possa procrastinare nel tempo un intervento considerato urgente, ma tant’è.

La città dell'uomo

Negli ultimi mesi abbiamo organizzato, come associazione Viviamo Ivrea, una serie di incontri pubblici di approfondimento su temi specifici ascoltando dalla viva voce delle categorie interessate eventuali bisogni, critiche, idee, proposte. Contemporaneamente stiamo girando per i quartieri della città, a partire da quelli più periferici, per ascoltare cosa i residenti di quei luoghi desidererebbero vedere messo in atto dalla prossima Amministrazione comunale. La fotografia che è emersa, che in parte purtroppo già conoscevamo, mette in chiara evidenza l’indifferenza, l’incapacità di ascoltare e di rispondere, il distacco e a volte l’arroganza nei confronti della città e dei cittadini, la litigiosità interna, la stanchezza e l’apatia che hanno caratterizzato almeno gli ultimi cinque anni di governo evidenziando la necessità di un fisiologico ricambio alla guida della città. Non c’è nell’attuale classe dirigente nessun entusiasmo verso il bene comune.
Parlando con le persone senza barriere tra amministratore e amministrato, ma come in un dibattito tra cittadini che qui vivono, lavorano, studiano, passano il tempo libero abbiamo visto con grande piacere che pur in una situazione globale, nazionale e locale non troppo rosea c’è comunque ancora speranza e voglia di cambiamento. C’è una forte volontà di rendere più bella e vivibile la nostra città senza arroccarsi però nei confini amministrativi, ma con una sguardo ampliato almeno allo splendido Anfiteatro Morenico di Ivrea perché ormai il mondo è interconnesso a livello globale figuriamoci se a livello locale possiamo continuare a stringerci intorno ad un campanile.

Fedeli alla linea

Il 26 marzo scorso si è tenuta la penultima seduta del Consiglio Comunale. Tra i punti all’ordine del giorno c’erano l’approvazione del Rendiconto dell’Esercizio Finanziario 2017 e la terza Variazione al Bilancio 2018. Fin dal primo giorno di insediamento, nel lontano 2013, abbiamo chiesto all’esecutivo di provare a non ragionare in termini di maggioranza vs minoranza, almeno sui bilanci e sui provvedimenti che non dovrebbero avere colore politico, proponendo di uscire dai soliti schemi tramite processi partecipativi e trasversali. Il nostro appello è caduto miseramente nel vuoto tanto che tutti i cinque bilanci portati in aula nel corso del mandato sono stati cucinati e mangiati dall’esecutivo senza un minimo di confronto e di dibattito almeno in sede di commissione consiliare. Nella discussione sul rendiconto, dai banchi della maggioranza è stato dipinto un quadro surreale che nulla ha a che vedere con l’attuale situazione della città. Si è puntato molto sul fatto che in questo quinquennio si sia abbassata la quota di indebitamento del Comune, e questo va ovviamente bene anche se bisognerebbe scendere maggiormente nel dettaglio, però non si è rimarcato di come si sia drasticamente compressa la spesa per gli investimenti che sono invece elementi fondamentali per porre la basi della città di domani. E’ risaputo che se voglio raccogliere dei frutti domani devo seminare oggi per poi innaffiare e seguire con cura la crescita delle piantine.

Facciamo un po' di chiarezza

Nelle ultime settimane ci sono stati una serie di incontri, contatti, telefonate tra le forze che si proporranno alle elezioni amministrative di fine maggio e fin qui tutto scorre nell’alveo del normale dialogo fra attori in gioco. Ciò che è un po’ meno normale è quanto emerso da certi giornali e quanto dichiarato da alcuni dei protagonisti, magari sui social, ingenerando parecchia confusione nei cittadini; ma partiamo dall’inizio. Viviamo Ivrea è una associazione politico-culturale nata nel 2013 quando presentò una lista alle elezioni comunali ottenendo un risultato molto soddisfacente che le ha permesso di portare un consigliere comunale nel parlamentino eporediese, seppur sui banchi della minoranza. L’indirizzo politico di allora come quello di oggi è basato sul pensiero di semplici cittadini che hanno deciso di dedicare un po’ del proprio tempo al Bene Comune uniti tra di loro non da diktat di partito, ma dalla condivisione trasversale di idee e proposte per migliorare la vita cittadina in maniera trasparente e senza appellarsi ad ideologie anacronistiche.

Venghino, siore e siori, venghino.

E’ curioso, diciamo così, notare come in Italia all’approssimarsi di una tornata elettorale, di qualunque livello essa sia, escano dalle nebbie dell’inconsistenza politica fantasiosi soggetti e promesse mirabolanti senza alcun radicamento con la realtà quotidiana. Quella, per intenderci, con la quale deve fare i conti l’esodato di turno, il disoccupato più o meno giovane, il pensionato al minimo che non riesce a pagare l’affitto, il pendolare che per raggiungere Torino deve passare ore su treni lumaca perennemente in ritardo, il ciclista che rischia la vita per attraversare la città, il pedone che si intossica grazie all’abnorme numero di giorni di sforamento dei PM10 (60 giorni nel 2017 contro il limite di 35 fissato dalla legge), il disabile che non riesce ad accedere ad alcuni uffici pubblici, il turista che arriva ad Ivrea per visitare il MAAM e scopre che nessuno sa di cosa si tratti. Tutti problemi che chi vive in città, e in maniera ancora più pesante nei quartieri periferici, conosce bene e magari ha anche provato a segnalare agli uffici competenti. Vuoi che si tratti di una lampadina dell’illuminazione pubblica bruciata, di pericolose buche nelle strade, dei parcheggi selvaggi in certe aree della città compresa le centralissime piazza Ferruccio Nazionale e Ottinetti, dell’assenza di paline con gli orari dei trasporti pubblici, dell’ascensore pubblico bloccato, della manutenzione ordinaria di scuole e edifici pubblici, del decoro dell’area di pertinenza dell’edificio della Serra e via discorrendo.

Ma mi faccia il piacere

Le elezioni politiche sono ormai un lontano ricordo, nonostante non ci siano soluzioni in vista per un possibile governo nazionale, e si sono aperti i giochi per quanto riguarda la tornata amministrativa eporediese che si dovrebbe svolgere tra la fine di maggio e l’inizio di giugno. Chi più chi meno ha fatto le proprie analisi sul voto degli italiani e non vogliamo aggiungere, dal nostro osservatorio di forza civica locale, ulteriori approfondimenti salvo rimarcare che dal 4 marzo il quadro politico italiano si è rimescolato come nessun osservatore avrebbe potuto immaginare anche solo qualche tempo fa; diciamo fino al 4 dicembre del 2016 quando con la spregiudicata forzatura del referendum costituzionale Matteo Renzi si è giocato, di fatto, la carriera politica. Non aver messo in atto quanto promesso in caso di sconfitta e cioè il ritiro dalla scena, o almeno riposizionarsi su ruoli di minor rilievo, ha solo prolungato fino al 5 marzo l’agonia di un PD, e di riflesso di un centro sinistra, che da tempo non avevano più un’anima e una linea politica chiara e adeguata ai tempi.

I totalitarismi nel terzo millenio

Al Consiglio Comunale del 20 febbraio scorso abbiamo presentato una mozione dal titolo: “Misure di prevenzione della propaganda totalitarista” che è stata approvata a larghissima maggioranza. E’ ovviamente legittimo che ci possano essere pareri dissenzienti come su ogni proposta di mozione o delibera. Nei giorni seguenti abbiamo però letto, specialmente sui social, alcuni commenti fuorvianti e rancorosi basati su un’interpretazione distorta del documento approdato e discusso in aula. Questa reazione scomposta è purtroppo figlia del tempo in cui viviamo dove l’analisi di una qualunque iniziativa o proposta si limita, quando va bene, alla lettura del titolo dopodiché si traggono, in maniera aprioristica, dicotomica e spesso ideologica, delle conclusioni affrettate quanto superficiali. Purtroppo questo modo di discutere tende a polarizzare ancora di più le posizioni allontanando le parti mentre un dibattito franco e aperto nelle sedi opportune, o comunque in un contesto mediato e formalizzato, a nostro avviso potrebbe agevolare una discussione più adeguata al contesto sociale attuale.

Questione di volontà

La settimana scorsa abbiamo parlato di quello che reputiamo il grande inganno della presunta complessità della politica e dell’amministrazione pubblica. Complessità che tende ad allontanare i cittadini dalle stanze dei bottoni mentre servirebbe l’esatto opposto e cioè una partecipazione diffusa in grado di dare vita a politiche “dal basso” tramite quello che in termini tecnici viene definito un approccio “bottom-up”. Questo approccio, che prevede un processo decisionale che parte proprio dalla base e cioè dai cittadini, è radicalmente opposto a quello al quale assistiamo oggi in quasi tutti i livelli della politica italiana che, sempre in termini specialistici, viene definito “top-down” e cioè calato dall’alto. Facciamo questa premessa perché sabato 17 febbraio presso la sala S.Marta ad Ivrea si è svolto, organizzato dall’Osservatorio Migranti, un interessante incontro dal titolo: “Migranti problema o risorsa?” Questo incontro è servito per fare il punto della situazione locale sul tema dei rifugiati richiedenti asilo, ma anche per conoscere alcune “buone pratiche” che potrebbero essere messe in atto facilmente anche da noi.

Il grande inganno

Capita a volte che parlando con le persone, soprattutto in questa fase pre-elettorale, alcune di loro manifestino la volontà di impegnarsi per il bene comune e la collettività, ma di non riuscire a farlo sentendosi inadeguate alla politica o non ritenendosi all’altezza. “Troppo complessa” dicono, non rendendosi conto che questo tenersi fuori è proprio il fine di quella mala-politica alla quale ci siamo abituati da troppo tempo e che sta trascinando l’Italia in un baratro.
Se guardiamo oggi al quadro politico nazionale viene da piangere e da rimpiangere, almeno per quelli che hanno superato gli “anta”, la prima Repubblica quando almeno c’erano partiti di sinistra che professavano politiche di stampo progressista e c’erano partiti di destra che si ispiravano a politiche conservatrici. Il quadro era abbastanza chiaro e i leader erano sufficientemente coerenti con la linea politica del partito di appartenenza. C’erano poi leggi elettorali che garantivano, pur con tutti i limiti del caso, una rappresentanza territoriale mentre oggi i candidati “di peso” vengono catapultati in collegi reputati sicuri in regioni d’Italia nelle quali probabilmente non sono mai passati nemmeno come turisti.

La rivoluzione con il sorriso

La parola rivoluzione può assumere diversi significati a seconda del contesto nel quale viene utilizzata. Nell'accezione comune viene spesso intesa come un qualcosa di organizzato finalizzato all'instaurazione di un nuovo ordine sociale e politico in ricordo delle più famose rivoluzioni della storia, da quella francese a quella americana a quella russa, tanto per citare le più conosciute. Si tende anche ad immaginare necessaria, per la loro riuscita, una certa dose di violenza, ma la storia ci ha insegnato che sono esistiti movimenti pacifici e non violenti, basati su un approccio culturale, che sono riusciti a sovvertire poteri oppressivi che parevano insostituibili. Una delle caratteristiche che contraddistingue l'Italia è che una vera e propria rivoluzione non c'è mai stata perchè alla fine si è sempre trovato il modo per “sistemare le cose”.

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