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progetto per Ivrea

Francesco Comotto

Francesco Comotto

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In cammino verso la città nuova

Con questo articolo si chiude un viaggio lungo cinque anni durante i quali, grazie allo spazio settimanale gentilmente concesso a tutte le forze di minoranza dal direttore de La Voce, che ringraziamo, abbiamo potuto far sentire ai cittadini eporediesi, con oltre 200 articoli, le parole di chi solitamente non ha grandi spazi per poter manifestare il proprio pensiero e a volte il proprio dissenso. Viviamo in un’epoca che qualcuno ha definito della post verità perché chi detiene il potere, anche ai livelli più bassi, riesce, grazie a un’informazione di parte, spesso non veritiera, a far passare per azioni concrete semplici enunciazioni di principio, in altri termini a distorcere la realtà dando la percezione di vivere in un’isola felice. Il problema è che nell’attuale società ipertecnologica e digitale tutto ciò che accade si dimentica molto in fretta per cui delle bufale di un sindaco o di un assessore dopo qualche settimana nessuno si ricorda più.

Il nulla alle nostre spalle, il vuoto dietro di noi

Così recitava una poesia dell’immenso Eugenio Montale dalla quale abbiamo preso in prestito, mettendolo al plurale, il passaggio contenuto nel titolo di questo articolo per sintetizzare la “Relazione di fine mandato” del Sindaco Della Pepa presentata nell’ultimo Consiglio Comunale. Nonostante sia stata estesa agli ultimi due mandati, col probabile intento di addolcirla un po’, ciò che è emerso con chiarezza è la pesante eredità che viene lasciata alla nuova Amministrazione che uscirà dalle urne il 10 giugno prossimo. Come da tradizione di questo esecutivo inoltre i dati contenuti nelle diapositive proiettate, nonostante le promesse del Sindaco, non sono stati pubblicati sul sito del Comune. Purtroppo a questa mancanza di comunicazione e condivisione ci siamo dovuti abituare nel corso del tempo, nonostante le reiterate richieste, confermando il detto che dice che le abitudini sono dure da superare … comprese le peggiori.

Sogno, o realtà possibile?

Sabato scorso al parco dello Stadio della Canoa, in occasione di una gara di orienteering, c’era una moltitudine colorata di persone accolte da una splendida giornata primaverile. Atleti, accompagnatori, famiglie con bambini, qualcuno leggeva un libro godendosi il primo sole della stagione. Poco più in là, nell’area della canoa e sul canale di gara perfettamente attrezzato, si muovevano allenatori, cronometristi, atleti essendo diventato l’Ivrea Canoa Club un Centro Federale Nazionale per questo spettacolare sport outdoor. Con il rombo del fiume a fare da sottofondo e seduto ai tavolini del bar sotto un gazebo mi si è materializzato un sogno ad occhi aperti. Un sogno che vede Ivrea trasformarsi da città stanca, decadente, abulica, inquinata, nella quale i giovani non si fermano, con sempre più vetrine abbassate e attività commerciali e produttive che chiudono, in un’area urbana allargata e gioiosa in cui non è difficile vedere, e non solo nei weekend, bambini, turisti, ciclisti, giovani e anziani, persone che passeggiano, studenti, eventi culturali e sportivi che si susseguono in maniera organizzata in un’ottica di rete territoriale. Subito dopo mi sono detto che un sogno rimane tale fino a quando una comunità non prova a renderlo realtà concreta e nel nostro caso, e lo dico con cognizione di causa, non si tratterebbe di una missione impossibile. Ciò che serve non sono grandi opere pubbliche, appoggi politici altolocati (non è più tempo), smisurate risorse, strapagati consulenti esterni, basterebbe una visione di città futura e un progetto per realizzarla.

Progettare la città nuova

Abbiamo appreso dai giornali, piuttosto che in ambito istituzionale, come troppo spesso accade, dello spostamento in avanti, molto avanti, dei lavori di messa in sicurezza del viadotto XXV aprile, più conosciuto come Terzo Ponte. Lavori di consolidamento che la Giunta eporediese ha preso in considerazione solamente dopo le molteplici segnalazioni di cittadini riguardo lo stato di degrado della struttura evidenziato da crepe, infiltrazioni d’acqua, ferri di armatura scoperti, ecc. Chiari segnali di una scarso o assente monitoraggio e relativa manutenzione ordinaria nel corso degli anni che ora porterà la prossima Amministrazione a dover intervenire con urgenza destinando a questi lavori ingenti risorse. Si tratta dell’ennesimo problema che l’esecutivo in scadenza non è stato in grado di risolvere pur essendo sul tavolo da molto tempo. Nel caso specifico viene da chiedersi come si possa procrastinare nel tempo un intervento considerato urgente, ma tant’è.

La città dell'uomo

Negli ultimi mesi abbiamo organizzato, come associazione Viviamo Ivrea, una serie di incontri pubblici di approfondimento su temi specifici ascoltando dalla viva voce delle categorie interessate eventuali bisogni, critiche, idee, proposte. Contemporaneamente stiamo girando per i quartieri della città, a partire da quelli più periferici, per ascoltare cosa i residenti di quei luoghi desidererebbero vedere messo in atto dalla prossima Amministrazione comunale. La fotografia che è emersa, che in parte purtroppo già conoscevamo, mette in chiara evidenza l’indifferenza, l’incapacità di ascoltare e di rispondere, il distacco e a volte l’arroganza nei confronti della città e dei cittadini, la litigiosità interna, la stanchezza e l’apatia che hanno caratterizzato almeno gli ultimi cinque anni di governo evidenziando la necessità di un fisiologico ricambio alla guida della città. Non c’è nell’attuale classe dirigente nessun entusiasmo verso il bene comune.
Parlando con le persone senza barriere tra amministratore e amministrato, ma come in un dibattito tra cittadini che qui vivono, lavorano, studiano, passano il tempo libero abbiamo visto con grande piacere che pur in una situazione globale, nazionale e locale non troppo rosea c’è comunque ancora speranza e voglia di cambiamento. C’è una forte volontà di rendere più bella e vivibile la nostra città senza arroccarsi però nei confini amministrativi, ma con una sguardo ampliato almeno allo splendido Anfiteatro Morenico di Ivrea perché ormai il mondo è interconnesso a livello globale figuriamoci se a livello locale possiamo continuare a stringerci intorno ad un campanile.

Fedeli alla linea

Il 26 marzo scorso si è tenuta la penultima seduta del Consiglio Comunale. Tra i punti all’ordine del giorno c’erano l’approvazione del Rendiconto dell’Esercizio Finanziario 2017 e la terza Variazione al Bilancio 2018. Fin dal primo giorno di insediamento, nel lontano 2013, abbiamo chiesto all’esecutivo di provare a non ragionare in termini di maggioranza vs minoranza, almeno sui bilanci e sui provvedimenti che non dovrebbero avere colore politico, proponendo di uscire dai soliti schemi tramite processi partecipativi e trasversali. Il nostro appello è caduto miseramente nel vuoto tanto che tutti i cinque bilanci portati in aula nel corso del mandato sono stati cucinati e mangiati dall’esecutivo senza un minimo di confronto e di dibattito almeno in sede di commissione consiliare. Nella discussione sul rendiconto, dai banchi della maggioranza è stato dipinto un quadro surreale che nulla ha a che vedere con l’attuale situazione della città. Si è puntato molto sul fatto che in questo quinquennio si sia abbassata la quota di indebitamento del Comune, e questo va ovviamente bene anche se bisognerebbe scendere maggiormente nel dettaglio, però non si è rimarcato di come si sia drasticamente compressa la spesa per gli investimenti che sono invece elementi fondamentali per porre la basi della città di domani. E’ risaputo che se voglio raccogliere dei frutti domani devo seminare oggi per poi innaffiare e seguire con cura la crescita delle piantine.

Facciamo un po' di chiarezza

Nelle ultime settimane ci sono stati una serie di incontri, contatti, telefonate tra le forze che si proporranno alle elezioni amministrative di fine maggio e fin qui tutto scorre nell’alveo del normale dialogo fra attori in gioco. Ciò che è un po’ meno normale è quanto emerso da certi giornali e quanto dichiarato da alcuni dei protagonisti, magari sui social, ingenerando parecchia confusione nei cittadini; ma partiamo dall’inizio. Viviamo Ivrea è una associazione politico-culturale nata nel 2013 quando presentò una lista alle elezioni comunali ottenendo un risultato molto soddisfacente che le ha permesso di portare un consigliere comunale nel parlamentino eporediese, seppur sui banchi della minoranza. L’indirizzo politico di allora come quello di oggi è basato sul pensiero di semplici cittadini che hanno deciso di dedicare un po’ del proprio tempo al Bene Comune uniti tra di loro non da diktat di partito, ma dalla condivisione trasversale di idee e proposte per migliorare la vita cittadina in maniera trasparente e senza appellarsi ad ideologie anacronistiche.

Venghino, siore e siori, venghino.

E’ curioso, diciamo così, notare come in Italia all’approssimarsi di una tornata elettorale, di qualunque livello essa sia, escano dalle nebbie dell’inconsistenza politica fantasiosi soggetti e promesse mirabolanti senza alcun radicamento con la realtà quotidiana. Quella, per intenderci, con la quale deve fare i conti l’esodato di turno, il disoccupato più o meno giovane, il pensionato al minimo che non riesce a pagare l’affitto, il pendolare che per raggiungere Torino deve passare ore su treni lumaca perennemente in ritardo, il ciclista che rischia la vita per attraversare la città, il pedone che si intossica grazie all’abnorme numero di giorni di sforamento dei PM10 (60 giorni nel 2017 contro il limite di 35 fissato dalla legge), il disabile che non riesce ad accedere ad alcuni uffici pubblici, il turista che arriva ad Ivrea per visitare il MAAM e scopre che nessuno sa di cosa si tratti. Tutti problemi che chi vive in città, e in maniera ancora più pesante nei quartieri periferici, conosce bene e magari ha anche provato a segnalare agli uffici competenti. Vuoi che si tratti di una lampadina dell’illuminazione pubblica bruciata, di pericolose buche nelle strade, dei parcheggi selvaggi in certe aree della città compresa le centralissime piazza Ferruccio Nazionale e Ottinetti, dell’assenza di paline con gli orari dei trasporti pubblici, dell’ascensore pubblico bloccato, della manutenzione ordinaria di scuole e edifici pubblici, del decoro dell’area di pertinenza dell’edificio della Serra e via discorrendo.

Ma mi faccia il piacere

Le elezioni politiche sono ormai un lontano ricordo, nonostante non ci siano soluzioni in vista per un possibile governo nazionale, e si sono aperti i giochi per quanto riguarda la tornata amministrativa eporediese che si dovrebbe svolgere tra la fine di maggio e l’inizio di giugno. Chi più chi meno ha fatto le proprie analisi sul voto degli italiani e non vogliamo aggiungere, dal nostro osservatorio di forza civica locale, ulteriori approfondimenti salvo rimarcare che dal 4 marzo il quadro politico italiano si è rimescolato come nessun osservatore avrebbe potuto immaginare anche solo qualche tempo fa; diciamo fino al 4 dicembre del 2016 quando con la spregiudicata forzatura del referendum costituzionale Matteo Renzi si è giocato, di fatto, la carriera politica. Non aver messo in atto quanto promesso in caso di sconfitta e cioè il ritiro dalla scena, o almeno riposizionarsi su ruoli di minor rilievo, ha solo prolungato fino al 5 marzo l’agonia di un PD, e di riflesso di un centro sinistra, che da tempo non avevano più un’anima e una linea politica chiara e adeguata ai tempi.

I totalitarismi nel terzo millenio

Al Consiglio Comunale del 20 febbraio scorso abbiamo presentato una mozione dal titolo: “Misure di prevenzione della propaganda totalitarista” che è stata approvata a larghissima maggioranza. E’ ovviamente legittimo che ci possano essere pareri dissenzienti come su ogni proposta di mozione o delibera. Nei giorni seguenti abbiamo però letto, specialmente sui social, alcuni commenti fuorvianti e rancorosi basati su un’interpretazione distorta del documento approdato e discusso in aula. Questa reazione scomposta è purtroppo figlia del tempo in cui viviamo dove l’analisi di una qualunque iniziativa o proposta si limita, quando va bene, alla lettura del titolo dopodiché si traggono, in maniera aprioristica, dicotomica e spesso ideologica, delle conclusioni affrettate quanto superficiali. Purtroppo questo modo di discutere tende a polarizzare ancora di più le posizioni allontanando le parti mentre un dibattito franco e aperto nelle sedi opportune, o comunque in un contesto mediato e formalizzato, a nostro avviso potrebbe agevolare una discussione più adeguata al contesto sociale attuale.

Questione di volontà

La settimana scorsa abbiamo parlato di quello che reputiamo il grande inganno della presunta complessità della politica e dell’amministrazione pubblica. Complessità che tende ad allontanare i cittadini dalle stanze dei bottoni mentre servirebbe l’esatto opposto e cioè una partecipazione diffusa in grado di dare vita a politiche “dal basso” tramite quello che in termini tecnici viene definito un approccio “bottom-up”. Questo approccio, che prevede un processo decisionale che parte proprio dalla base e cioè dai cittadini, è radicalmente opposto a quello al quale assistiamo oggi in quasi tutti i livelli della politica italiana che, sempre in termini specialistici, viene definito “top-down” e cioè calato dall’alto. Facciamo questa premessa perché sabato 17 febbraio presso la sala S.Marta ad Ivrea si è svolto, organizzato dall’Osservatorio Migranti, un interessante incontro dal titolo: “Migranti problema o risorsa?” Questo incontro è servito per fare il punto della situazione locale sul tema dei rifugiati richiedenti asilo, ma anche per conoscere alcune “buone pratiche” che potrebbero essere messe in atto facilmente anche da noi.

Il grande inganno

Capita a volte che parlando con le persone, soprattutto in questa fase pre-elettorale, alcune di loro manifestino la volontà di impegnarsi per il bene comune e la collettività, ma di non riuscire a farlo sentendosi inadeguate alla politica o non ritenendosi all’altezza. “Troppo complessa” dicono, non rendendosi conto che questo tenersi fuori è proprio il fine di quella mala-politica alla quale ci siamo abituati da troppo tempo e che sta trascinando l’Italia in un baratro.
Se guardiamo oggi al quadro politico nazionale viene da piangere e da rimpiangere, almeno per quelli che hanno superato gli “anta”, la prima Repubblica quando almeno c’erano partiti di sinistra che professavano politiche di stampo progressista e c’erano partiti di destra che si ispiravano a politiche conservatrici. Il quadro era abbastanza chiaro e i leader erano sufficientemente coerenti con la linea politica del partito di appartenenza. C’erano poi leggi elettorali che garantivano, pur con tutti i limiti del caso, una rappresentanza territoriale mentre oggi i candidati “di peso” vengono catapultati in collegi reputati sicuri in regioni d’Italia nelle quali probabilmente non sono mai passati nemmeno come turisti.

La rivoluzione con il sorriso

La parola rivoluzione può assumere diversi significati a seconda del contesto nel quale viene utilizzata. Nell'accezione comune viene spesso intesa come un qualcosa di organizzato finalizzato all'instaurazione di un nuovo ordine sociale e politico in ricordo delle più famose rivoluzioni della storia, da quella francese a quella americana a quella russa, tanto per citare le più conosciute. Si tende anche ad immaginare necessaria, per la loro riuscita, una certa dose di violenza, ma la storia ci ha insegnato che sono esistiti movimenti pacifici e non violenti, basati su un approccio culturale, che sono riusciti a sovvertire poteri oppressivi che parevano insostituibili. Una delle caratteristiche che contraddistingue l'Italia è che una vera e propria rivoluzione non c'è mai stata perchè alla fine si è sempre trovato il modo per “sistemare le cose”.

Meglio tardi che mai... ma non basta

In questo turbolento, quanto deludente, finale di mandato amministrativo può anche capitare che accada qualcosa di positivo. Nella scorsa settimana siamo infatti venuti a conoscenza di due iniziative intraprese dall’esecutivo che danno finalmente riposta, anche se parziale, a istanze da noi poste a gran voce nel tempo. Chi ha avuto la pazienza e l’interesse di seguire la nostra attività in Consiglio Comunale in questi cinque anni saprà che, seppur dai banchi della minoranza, non ci siamo mai limitati alla mera critica, ma abbiamo sempre cercato di proporre idee, soluzioni, proposte alternative. Purtroppo quasi mai, per partito preso, siamo stati ascoltati, ma i casi di cui parliamo oggi sono la dimostrazione che la perseveranza e la determinazione a volte possono portare a risultati insperati.

Vivere il presente, consapevoli del passato, ma guardando al futuro

“Nella società attuale le forme di vita e di struttura economica, l’ordinamento politico non sono in armonia con gli uomini e nemmeno ne favoriscono le migliori tendenze. L’intelligenza non è al servizio del cuore e il cuore non è al servizio dell’intelligenza. Allora bisogna creare un organismo nuovo, un organismo vivo e vitale, più fecondo di quelli che hanno accompagnato la società politica fino a oggi”. Adriano Olivetti scriveva queste profetiche parole nel 1949 in un libro dal significativo titolo: “Democrazia senza partiti”. Nel pensiero politico dell’”Ingegnere”, incredibilmente attuale nonostante siano passati circa settant’anni, troviamo alcune costanti che ogni tanto affiorano nello svolgersi dei suoi ragionamenti. Una di queste è certamente lo sguardo sempre orientato verso il futuro ed un’altra è la necessità di non cristallizzarsi sull’esistente per muoversi nella continua ricerca di qualcosa di nuovo in grado di migliorare la qualità della vita delle persone.

La salute prima di tutto

La politica dovrebbe, a nostro modo di vedere, saper individuare, ascoltare, recepire, analizzare le problematiche che segnano la nostra quotidianità per poi affrontarle, soprattutto in alcuni casi, con determinazione e risolutezza. Servirebbe anche avere ben chiara in testa una scala di priorità perché se l’erba alta in un’aiuola può aspettare una settimana prima di venire tagliata un vetro rotto in una scuola andrebbe sostituito il prima possibile, soprattutto d’inverno. Chi si occupa di amministrazione pubblica sa quanto sia difficile individuare scale di priorità perché ci sarebbe bisogno di soddisfare molteplici necessità, parecchie delle quali diventate impellenti a causa della scarsa attenzione riservata loro in passato da una politica a dir poco disattenta. Attenzione e cura nei confronti della città sono due attività che ci stanno molto a cuore e che consideriamo imprescindibili in un progetto di rilancio di una città da troppo tempo in declino e apparentemente abbandonata a sé stessa.

Perchè non qui e ora?

Capita ogni tanto che qualcuno, soprattutto se non segue da vicino le vicende dell’Amministrazione eporediese, ci chieda quale sia il nostro punto di vista sulla politica locale manifestando, in alcuni casi, la propria presunta inadeguatezza ad occuparsi di temi inerenti la “cosa pubblica”. Dal nostro modo di concepire e vivere la politica non c’è nulla di più sbagliato di questa falsa credenza che fa molto comodo, se ci pensiamo bene, alla mediocre classe politica che sta portando l’Italia verso il baratro. E’ infatti utile ogni tanto ricordare che, nonostante l’immobilismo soprattutto dal punto di vista degli investimenti pubblici e del welfare, il debito pubblico ha raggiunto l’iperbolica cifra di 2.300 miliardi di euro che vuol dire, tanto per essere chiari, che contando una popolazione complessiva di 60 milioni di abitanti ognuno di noi, dal neonato al centenario, ha un debito pari a circa 35.000 euro.

Le parole non bastano, servono azioni concrete

Le parole, meglio se ispirate da idee valide, sono importanti in politica, ma rischiano di azzerare il loro valore se non vengono seguite da azioni concrete. Purtroppo in Italia viviamo in una perenne campagna elettorale e siamo abituati da troppo tempo, ad ogni livello e con troppa frequenza a sentire sparate propagandistiche che nella maggior parte dei casi non hanno un seguito nella realtà. Secondo il nostro punto di vista a livello locale una maggiore concretezza, se poggiata su progetti e programmi seri, realistici e sostenibili finanziariamente, potrebbe essere possibile suddividendo però gli sforzi e le risorse disponibili in base a una scala di priorità oggettive; meglio se condivisa con i cittadini. Ciò che non andrebbe fatto è promettere servizi, opere e azioni che già si sa essere di difficile se non impossibile realizzazione. L’attuale Amministrazione da questo punto di vista non ha certo dato esempio di virtuosità e di lungimiranza. Se andiamo a vedere quanto promesso nel programma elettorale del 2013 troviamo un’infinità di promesse non mantenute nonostante si trattasse dell’Amministrazione uscente che aveva tutti i dati e gli elementi per poter agire fin da subito.

L'anno che verrà

“Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno …” cantava un indimenticabile Lucio Dalla nella canzone che ha dato il titolo a questo articolo. La fine di un anno è sempre tempo di bilanci e di sguardi speranzosi verso il futuro prossimo che ci aspetta. Per quanto riguarda la politica cittadina si tratta anche della conclusione dell’attività dell’attuale Amministrazione comunale che coincide anche con il completamento dei due mandati del Sindaco Della Pepa. E’ tempo quindi di bilanci anche per la nostra lista civica. Cinque anni fa ci siamo approcciati con entusiasmo, idee e tanta voglia di fare per una città da troppo tempo ripiegata su sé stessa a contemplare nostalgicamente un passato che non c’è più e nemmeno potrà esserci in futuro, almeno così come lo avevamo conosciuto nei tempi d’oro di mamma Olivetti.

Il valzer del bilancio

Non sembra vero siano già passati quasi cinque anni, ma venerdi 22 dicembre (va specificato che questo articolo è stato scritto prima di quella data) è andato in scena l’ultimo bilancio, il preventivo 2018, dell’attuale Amministrazione Comunale. Come ampiamente previsto la proposta dell’esecutivo non ha apportato alcuna novità: né dal punto di vista del metodo, né da quello dei contenuti. Se vogliamo trovare una connotazione specifica per questo bilancio possiamo dire che è un chiaro esercizio di fine mandato con un sguardo alla prossima, quanto imminente, campagna elettorale. Dal punto di vista del metodo non si è vista neanche questa volta l’ombra di un tentativo di rendere più “partecipato”, come richiesto ripetutamente dalla minoranza durante tutto il mandato, il processo di elaborazione del bilancio. Tutto come da norma, quindi, con centinaia di pagine di numeri e dati trasmessi per via informatica ai consiglieri senza un minimo di spiegazione e di facilitazione nella loro interpretazione da parte dell’assessorato di riferimento, confermando il detto che sostiene che le abitudini, anche le peggiori, sono dure a morire.

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