Francesco Comotto

Francesco Comotto

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La debolezza delle istituzioni

Ci mancava la tragicomica riproposizione della marcia su Roma il 28 ottobre prossimo, nello stesso giorno del suo novantacinquesimo anniversario, da parte di una forza che si ispira apertamente al fascismo, per chiudere un’estate nella quale una serie di deprecabili episodi, più o meno legali, hanno mostrato con preoccupante evidenza la debolezza delle odierne istituzioni e della politica partitica sulle quali si sono basati i primi 70 anni della Repubblica italiana. Proprio quella Repubblica nata da una Resistenza politicamente trasversale ma unitaria nella lotta al nazi-fascismo, che qualcuno vorrebbe, con un nuovo quanto sguaiato e privo di contenuti revisionismo storico, ri-mettere in discussione. “Siamo figli di una Repubblica nata nel sangue di chi ha difeso il Paese contro certe violenze e certe ideologie. Non c’è possibilità di trattare su questo” ha dichiarato pochi giorni fa il capo della Polizia Gabrielli riguardo la nostalgica trovata.

L'ombelico del mondo

Per tre giorni Ivrea è tornata ad essere un luogo riconosciuto a livello mondiale. Stiamo ovviamente parlando della quarta prova, su cinque, della Coppa del Mondo di Canoa Slalom che ha visto convergere sulle sponde della Dora 240 atleti in rappresentanza di ben 31 nazioni provenienti da tutti i continenti.
Scriviamo questo articolo con ancora nelle orecchie il fragore del maestoso fiume e i gesti tecnici e di forza fisica delle atlete e degli atleti che gareggiano nella splendida cornice dello Stadio della Canoa con alle spalle lo skyline del centro storico della città. Approfittiamo di questo spazio per ricordare con affetto un grande campione locale di questa disciplina sportiva, Marco Caldera, recentemente e prematuramente scomparso come è stato ricordato dal palco della presentazione dell’evento mondiale giovedi sera. Questa tappa di Coppa del Mondo corona un impegno assiduo e costante da parte degli organizzatori e della Federazione che dura da decenni, ma non viene visto come un punto di arrivo, anzi; dopo l’assegnazione a Ivrea, già confermata, dei Mondiali junior e under 23 di Canoa slalom nel 2018, si punta decisamente ad una prossima edizione dei Mondiali assoluti: il massimo risultato raggiungibile.

E' necessaria la politica?

L’estate sta finendo, titolava una famosa canzone degli anni '80 del secolo scorso, ed è ora di ricominciare a pieno ritmo. Agosto, si sa, è tempo di vacanze estive e in questo periodo i problemi tendono ad evaporare e a defilarsi come parcheggiati in attesa della ripresa dei lavori. Inevitabilmente ciò che è rimasto inevaso prima della pausa si ripresenterà ineluttabilmente a settembre e se qualcuno sperava che alcune delle istanze non affrontate avessero preso la strada dell’oblio si dovrà ricredere.
Nell’ultimo Consiglio Comunale del 24 luglio non si sono infatti affrontate che una minima parte delle interpellanze e mozioni a suo tempo depositate e ad esempio sarebbe bello capire come Sindaco ed esecutivo hanno deciso di affrontare la grave mancanza del Certificato di Prevenzione Incendio della Biblioteca civica.

Chi controlla il controllore?

E’ servito un mese giusto, dal 13 giugno al 13 luglio, per ottenere la risposta ad una domanda semplice semplice: “Esiste il Certificato di Prevenzione Incendi della Biblioteca civica?” Se poi si considera il tenore della risposta: “In riscontro alla richiesta le comunico che il certificato prevenzione incendi della Biblioteca comunale non risulta essere definito” viene da chiedersi a cosa sia servito far trascorrere tutto quel tempo quando già il giorno dopo la richiesta, gli uffici avrebbero potuto tranquillamente evidenziare l’ennesima mancanza di documentazione obbligatoria. Un Certificato di Prevenzione Incendi è infatti un documento che viene condiviso dal proprietario di un immobile, soggetto alla normativa antincendio, e il corpo dei Vigili del Fuoco. In tale elaborato vengono definiti e specificati tutti gli accorgimenti e gli impianti necessari a mettere in sicurezza un immobile in caso di incendio. Il fatto che questo documento non esista apre degli scenari inquietanti sul livello di sicurezza degli edifici e delle strutture pubbliche dove quotidianamente operano dipendenti e transitano cittadini utenti di tutte le fasce di età. Su questo tema abbiamo presentato, il 17 luglio scorso, una mozione urgente, visti i potenziali rischi impliciti, che si sarebbe dovuta discutere nel Consiglio Comunale del 24 (questo editoriale è stato scritto precedentemente). La nostra speranza è che in quella sede sia stata fatta un po’ di chiarezza perchè su certi temi non c’è molto da scherzare.

Eredità

Come tutti sanno, tra meno di un anno, la città di Ivrea si recherà alle urne per eleggere l’Amministrazione Comunale del prossimo quinquennio. Come in ogni avvicendamento ci sarà un passaggio di consegne che determinerà il punto di partenza dei nuovi amministratori. Avendo vissuto molto intensamente e con il massimo impegno questi quattro anni di mandato siamo oggi nelle condizioni di poter dire con consapevolezza che la prossima Amministrazione Comunale, qualunque sarà, si troverà a dover affrontare non poche difficoltà derivanti dai tanti dossier aperti e mai chiusi, con relative criticità irrisolte, che non si chiuderanno certamente in questi ultimi mesi di mandato. Non si risolveranno per la pervicacia con la quale la maggioranza ha supportato, anche in casi indifendibili, il Sindaco e l’esecutivo, ma anche perché fin dalla data in cui il primo cittadino mise in atto il teatrino delle dimissioni, poi immediatamente rientrate, di fatto la città è senza una guida politica e amministrativa. Gli assessori non sanno cosa fa il Sindaco e viceversa, il Consiglio Comunale viene convocato solo quando serve l’approvazione di qualche delibera obbligatoria per legge, le commissioni consiliari, fatta salva quella Assetto del Territorio, non si sa se esistono a causa della loro inattività e in ultimo è praticamente inesistente un rapporto di minima collaborazione e condivisione tra l’esecutivo - Sindaco e Giunta - e la struttura tecnica.

La nuova strada

Ciò che va superato sono i metodi inadeguati, le tecniche devianti, la cieca burocrazia e cioè i “mezzi”, derivanti da un mondo che non esiste più, ma il pensiero umanistico e le idee e cioè i “fini” delle persone illuminate, siano esse Rossi Doria, Olivetti, Gramsci o Gobetti, sono e resteranno senza tempo ed è compito anche nostro declinarle e attuarle adattandole alle diverse situazioni. Così come scrive Arminio riferito al vecchio politico socialista: “La sua ossessione era cambiare la realtà, stando ben dentro nella realtà, , identificare il centro della politica nei territori, immaginare politiche diverse per diversi territori, studiare per pianificare interventi, esaltare la democrazia vissuta in forma comunitaria”. Questa è la Politica nella quale crediamo e verso la quale speriamo di riuscire a riportare le tante persone che vorrebbero impegnarsi, donare una parte di sé alla collettività in un’ottica comunitaria, ma oggi non sanno come farlo per il timore di venire usati e strumentalizzati dalle bieche e rigide abitudini dei partiti. Semplicità, sobrietà, reale libertà di espressione, capacità di ascolto, concretezza, sono le basi sulle quali stiamo lavorando e che mettiamo a disposizione di tutte quelle persone che vorranno fare un pezzo di strada insieme verso quel cambiamento da tanti auspicato, ma finora mai verificatosi. Una città migliore è possibile, ma dipende anche da ognuno di noi.

Se l'approssimazione diventa la regola

Qualche giorno fa abbiamo appreso dai giornali della nascita di una fantomatica “arena equestre” in un’area abbandonata, di proprietà comunale, sulle sponde della Dora Baltea. Diciamo subito che siamo favorevoli, tanto da averla proposta noi stessi tempo fa e più avanti vedremo perchè, alla riqualificazione ed all’utilizzo ad uso pubblico di quel terreno diventato nel tempo una foresta impenetrabile e una discarica a cielo aperto agevolata dall’esistenza di una stradina di servizio fiancheggiante la recinzione del liceo Gramsci. Perché allora stupirsi dell’ultima trovata dell’Amministrazione Comunale? Perché, molto banalmente e come sempre, di questa tardiva iniziativa i consiglieri comunali e i cittadini non sono stati informati e a tutt’oggi non sono a conoscenza di progetti, finalità, accordi convenzionali con il privato, permessi, autorizzazioni, certificazioni e collaudi vari.

Andare oltre i partiti con chiarezza e coerenza

La politica italiana, come quelle europea e mondiale, sta vivendo un periodo di grandi trasformazioni delle quali si faticano a intravedere i possibili sbocchi futuri. Inevitabilmente questa incertezza e questa instabilità si ripercuotono anche a livello degli enti locali e in quest'ultimo caso risultano pure amplificate a causa di riforme istituzionali sconclusionate come l'improvvisata soppressione delle province che, nel nostro caso, ha portato alla nascita, si fa per dire, di quella Città Metropolitana della quale si conosce l'esistenza solo perchè si legge il suo nome sulla carta intestata dei Comuni, ma nulla di più. Seppur migliorabile in molti aspetti la precedente struttura provinciale era infatti un punto di riferimento territoriale per i Comuni ed erano abbastanza chiare le competenze che ad essa appartenevano. Se un amministratore aveva bisogno di risolvere qualche problema di viabilità o di edilizia scolastica poteva confrontarsi con l’assessore di riferimento e la questione, seppur nella limitatezza delle risorse, sarebbe stata prima o poi affrontata mentre oggi la confusione regna totale e non esistono più punti di riferimento chiari sia dal punto di vista politico che da quello tecnico-amministrativo. Questa situazione di crisi non nasce dal nulla, ma è l’effetto di un decadimento della democrazia rappresentativa generato, in primo luogo, dal progressivo scollamento tra la politica, saldamente nelle mani dei partiti, e quel popolo sovrano che dovrebbe esserne il principale protagonista e non solo attraverso il voto.

Un viaggio senza meta

Nelle ultime due settimane si sono svolti in città due convegni nei quali una serie di esperti, esterni alle dinamiche eporediesi, ha espresso idee, proposte, progetti, suggestioni in grado di rilanciare una città che da troppo tempo si è rinchiusa su sè stessa. Così facendo, invischiati nelle beghe di partito, siamo rimasti immobili, mentre altre realtà territoriali si sono proiettate verso un futuro capace di cogliere le sollecitazioni che arrivano da un mondo in repentina trasformazione e sempre più globale. L'ondata migratoria senza precedenti ne è solo l'ultima dimostrazione. Questi relatori ci hanno raccontato di come nel mondo esistano esempi da seguire, buone pratiche da copiare, ma ci hanno anche detto che per poter raggiungere determinati obiettivi servono progettualità, capacità cooperativa, consapevolezza dei compiti, processi trasparenti e partecipativi basati su procedure definite e già sperimentate. Non si può improvvisare. Tutti buoni propositi che risultano però tardivi se guardiamo alla nostra situazione attuale con un’Amministrazione comunale arrivata a gettare qualche seme a un anno dalle elezioni dopo averne passati nove di navigazione a vista perduti a rincorrere le emergenze del momento, ma senza pianificare e progettare, in maniera coordinata, lo sviluppo e l'ammodernamento della città.

Polo culturale: processo condiviso o decisione già presa?

si sia voluta dare una parvenza di “partecipazione e di condivisione” a una decisione già presa, all’interno della maggioranza di governo, nel tentativo di dare gambe allo studio di fattibilità del 2011 commissionato dalla stessa amministrazione. Di partecipativo infatti in questi incontri non c’è stato nulla perché si è trattato di una mera presentazione mono-direzionale del pensiero di alcuni esperti del settore, peraltro molto interessante e di livello, sul tema del futuro delle istituzioni culturali. Dagli stessi relatori è emersa più volte la necessità di un percorso partecipato e condiviso che richiede tempi mediamente lunghi e non certo una rincorsa affannata finalizzata ad alimentare la prossima campagna elettorale. Dagli stessi relatori è anche emerso che un progetto partecipato dovrebbe essere bi-direzionale altrimenti si tratta di un’altra cosa; interessante e formativa, ma non sufficiente. L’altro elemento emerso chiaramente, che rafforza il nostro pensiero, è che, nell’assenza di idee e di politiche culturali pubbliche, questo esecutivo ha delegato a terzi, a volte anche privati, questa importante funzione sia dal punto di vista degli eventi culturali sia dal punto di vista della progettualità e della visione politica d’insieme.

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