Eredità

Come tutti sanno, tra meno di un anno, la città di Ivrea si recherà alle urne per eleggere l’Amministrazione Comunale del prossimo quinquennio. Come in ogni avvicendamento ci sarà un passaggio di consegne che determinerà il punto di partenza dei nuovi amministratori. Avendo vissuto molto intensamente e con il massimo impegno questi quattro anni di mandato siamo oggi nelle condizioni di poter dire con consapevolezza che la prossima Amministrazione Comunale, qualunque sarà, si troverà a dover affrontare non poche difficoltà derivanti dai tanti dossier aperti e mai chiusi, con relative criticità irrisolte, che non si chiuderanno certamente in questi ultimi mesi di mandato. Non si risolveranno per la pervicacia con la quale la maggioranza ha supportato, anche in casi indifendibili, il Sindaco e l’esecutivo, ma anche perché fin dalla data in cui il primo cittadino mise in atto il teatrino delle dimissioni, poi immediatamente rientrate, di fatto la città è senza una guida politica e amministrativa. Gli assessori non sanno cosa fa il Sindaco e viceversa, il Consiglio Comunale viene convocato solo quando serve l’approvazione di qualche delibera obbligatoria per legge, le commissioni consiliari, fatta salva quella Assetto del Territorio, non si sa se esistono a causa della loro inattività e in ultimo è praticamente inesistente un rapporto di minima collaborazione e condivisione tra l’esecutivo - Sindaco e Giunta - e la struttura tecnica.

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La nuova strada

Ciò che va superato sono i metodi inadeguati, le tecniche devianti, la cieca burocrazia e cioè i “mezzi”, derivanti da un mondo che non esiste più, ma il pensiero umanistico e le idee e cioè i “fini” delle persone illuminate, siano esse Rossi Doria, Olivetti, Gramsci o Gobetti, sono e resteranno senza tempo ed è compito anche nostro declinarle e attuarle adattandole alle diverse situazioni. Così come scrive Arminio riferito al vecchio politico socialista: “La sua ossessione era cambiare la realtà, stando ben dentro nella realtà, , identificare il centro della politica nei territori, immaginare politiche diverse per diversi territori, studiare per pianificare interventi, esaltare la democrazia vissuta in forma comunitaria”. Questa è la Politica nella quale crediamo e verso la quale speriamo di riuscire a riportare le tante persone che vorrebbero impegnarsi, donare una parte di sé alla collettività in un’ottica comunitaria, ma oggi non sanno come farlo per il timore di venire usati e strumentalizzati dalle bieche e rigide abitudini dei partiti. Semplicità, sobrietà, reale libertà di espressione, capacità di ascolto, concretezza, sono le basi sulle quali stiamo lavorando e che mettiamo a disposizione di tutte quelle persone che vorranno fare un pezzo di strada insieme verso quel cambiamento da tanti auspicato, ma finora mai verificatosi. Una città migliore è possibile, ma dipende anche da ognuno di noi.

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Andare oltre i partiti con chiarezza e coerenza

La politica italiana, come quelle europea e mondiale, sta vivendo un periodo di grandi trasformazioni delle quali si faticano a intravedere i possibili sbocchi futuri. Inevitabilmente questa incertezza e questa instabilità si ripercuotono anche a livello degli enti locali e in quest'ultimo caso risultano pure amplificate a causa di riforme istituzionali sconclusionate come l'improvvisata soppressione delle province che, nel nostro caso, ha portato alla nascita, si fa per dire, di quella Città Metropolitana della quale si conosce l'esistenza solo perchè si legge il suo nome sulla carta intestata dei Comuni, ma nulla di più. Seppur migliorabile in molti aspetti la precedente struttura provinciale era infatti un punto di riferimento territoriale per i Comuni ed erano abbastanza chiare le competenze che ad essa appartenevano. Se un amministratore aveva bisogno di risolvere qualche problema di viabilità o di edilizia scolastica poteva confrontarsi con l’assessore di riferimento e la questione, seppur nella limitatezza delle risorse, sarebbe stata prima o poi affrontata mentre oggi la confusione regna totale e non esistono più punti di riferimento chiari sia dal punto di vista politico che da quello tecnico-amministrativo. Questa situazione di crisi non nasce dal nulla, ma è l’effetto di un decadimento della democrazia rappresentativa generato, in primo luogo, dal progressivo scollamento tra la politica, saldamente nelle mani dei partiti, e quel popolo sovrano che dovrebbe esserne il principale protagonista e non solo attraverso il voto.

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