Un viaggio senza meta

Nelle ultime due settimane si sono svolti in città due convegni nei quali una serie di esperti, esterni alle dinamiche eporediesi, ha espresso idee, proposte, progetti, suggestioni in grado di rilanciare una città che da troppo tempo si è rinchiusa su sè stessa. Così facendo, invischiati nelle beghe di partito, siamo rimasti immobili, mentre altre realtà territoriali si sono proiettate verso un futuro capace di cogliere le sollecitazioni che arrivano da un mondo in repentina trasformazione e sempre più globale. L'ondata migratoria senza precedenti ne è solo l'ultima dimostrazione. Questi relatori ci hanno raccontato di come nel mondo esistano esempi da seguire, buone pratiche da copiare, ma ci hanno anche detto che per poter raggiungere determinati obiettivi servono progettualità, capacità cooperativa, consapevolezza dei compiti, processi trasparenti e partecipativi basati su procedure definite e già sperimentate. Non si può improvvisare. Tutti buoni propositi che risultano però tardivi se guardiamo alla nostra situazione attuale con un’Amministrazione comunale arrivata a gettare qualche seme a un anno dalle elezioni dopo averne passati nove di navigazione a vista perduti a rincorrere le emergenze del momento, ma senza pianificare e progettare, in maniera coordinata, lo sviluppo e l'ammodernamento della città.

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Polo culturale: processo condiviso o decisione già presa?

si sia voluta dare una parvenza di “partecipazione e di condivisione” a una decisione già presa, all’interno della maggioranza di governo, nel tentativo di dare gambe allo studio di fattibilità del 2011 commissionato dalla stessa amministrazione. Di partecipativo infatti in questi incontri non c’è stato nulla perché si è trattato di una mera presentazione mono-direzionale del pensiero di alcuni esperti del settore, peraltro molto interessante e di livello, sul tema del futuro delle istituzioni culturali. Dagli stessi relatori è emersa più volte la necessità di un percorso partecipato e condiviso che richiede tempi mediamente lunghi e non certo una rincorsa affannata finalizzata ad alimentare la prossima campagna elettorale. Dagli stessi relatori è anche emerso che un progetto partecipato dovrebbe essere bi-direzionale altrimenti si tratta di un’altra cosa; interessante e formativa, ma non sufficiente. L’altro elemento emerso chiaramente, che rafforza il nostro pensiero, è che, nell’assenza di idee e di politiche culturali pubbliche, questo esecutivo ha delegato a terzi, a volte anche privati, questa importante funzione sia dal punto di vista degli eventi culturali sia dal punto di vista della progettualità e della visione politica d’insieme.

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