Chi controlla il controllore?

E’ servito un mese giusto, dal 13 giugno al 13 luglio, per ottenere la risposta ad una domanda semplice semplice: “Esiste il Certificato di Prevenzione Incendi della Biblioteca civica?” Se poi si considera il tenore della risposta: “In riscontro alla richiesta le comunico che il certificato prevenzione incendi della Biblioteca comunale non risulta essere definito” viene da chiedersi a cosa sia servito far trascorrere tutto quel tempo quando già il giorno dopo la richiesta, gli uffici avrebbero potuto tranquillamente evidenziare l’ennesima mancanza di documentazione obbligatoria. Un Certificato di Prevenzione Incendi è infatti un documento che viene condiviso dal proprietario di un immobile, soggetto alla normativa antincendio, e il corpo dei Vigili del Fuoco. In tale elaborato vengono definiti e specificati tutti gli accorgimenti e gli impianti necessari a mettere in sicurezza un immobile in caso di incendio. Il fatto che questo documento non esista apre degli scenari inquietanti sul livello di sicurezza degli edifici e delle strutture pubbliche dove quotidianamente operano dipendenti e transitano cittadini utenti di tutte le fasce di età. Su questo tema abbiamo presentato, il 17 luglio scorso, una mozione urgente, visti i potenziali rischi impliciti, che si sarebbe dovuta discutere nel Consiglio Comunale del 24 (questo editoriale è stato scritto precedentemente). La nostra speranza è che in quella sede sia stata fatta un po’ di chiarezza perchè su certi temi non c’è molto da scherzare.

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L'indifferenza

Pensando a ritroso all’attività dell’attuale Amministrazione Comunale negli ultimi 4 anni e dovendo riassumerla in una sola parola ciò che a noi viene in mente di getto è: indifferenza. Questa caratteristica, che noi reputiamo peculiare dell’attuale Sindaco e della sua Giunta, ma anche della gran parte dei componenti della maggioranza, si porta dietro tutta una serie di conseguenze che hanno caratterizzato e caratterizzano il mandato amministrativo iniziato nel 2013 e che finirà con le elezioni del prossimo anno. Va anche detto che questo atteggiamento di disinteresse, spesso accompagnato da una certa indolenza, viene equamente distribuito tra i cittadini, il mondo dell’associazionismo e del volontariato, i consiglieri comunali, con particolare riferimento a quelli di minoranza, forse in ossequio ad una inusitata interpretazione del principio di uguaglianza.

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Muro contro muro

La politica dovrebbe essere, secondo il nostro modo di viverla e di interpretarla, un esercizio democratico finalizzato a ricercare il benessere della collettività. Ovviamente dietro questa sintetica semplificazione ci sono tutta una serie di elementi di primaria importanza: dall’ambiente al lavoro, dal sociale all’urbanistica, tanto per citarne alcuni, tutti necessari per il raggiungimento dello scopo sopra riportato. Va ricordato che la politica nasce per superare i metodi coercitivi, basati su meri rapporti di forza, che hanno accompagnato l’umanità per una lunga parte del suo cammino fino ad arrivare all’elaborazione di un insieme di regole condivise in grado di superare le visioni assolutiste e oppressive sulle quali era basata la vita delle persone. La differenza la fa la “condivisione” e cioè si comincia a ragionare in termini collettivi facendo emergere le scelte da dibattiti in grado di coinvolgere l’opinione pubblica. Ciò che dovrebbe differenziare i gruppi o i partiti politici gli uni dagli altri sono gli obiettivi a cui si vuole tendere e gli strumenti con i quali poterli raggiungere. I fini perseguiti e i mezzi utilizzati, se vogliamo dirlo in altro modo, visti nel loro insieme in fondo non sono null’altro che l’elemento base del buon governo e cioè le politiche pubbliche.

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Per non piangere sul latte versato

Siamo partiti dall’edificio di via Piave 2 perché abbiamo appreso dai giornali della “non agibilità” del locale utilizzato dalla Fondazione Guelpa, dichiarata dal Responsabile della Sicurezza per tale ente, ma nulla abbiamo poi saputo riguardo gli spazi utilizzati dal Comune.
Come abbiamo già scritto è stata pubblicata il 4 maggio una Deliberazione della Giunta con la quale veniva approvato: “il progetto definitivo-esecutivo dei lavori di manutenzione straordinaria e messa a norma dell’impianto elettrico degli uffici di Via Piave 2, per una spesa complessiva di euro 104.849,80”. Se un impianto viene “messo a norma” vuol dire, se l’italiano ha ancora una sua validità, che attualmente non lo è per cui i lavoratori e gli utenti di quegli spazi ora frequentano un ambiente che dovrebbe essere dichiarato “non agibile” almeno fino al collaudo dei lavori di adeguamento e messa in sicurezza.
Ricordando di aver più volte segnalato all’esecutivo la necessità di prendere in mano la situazione abbiamo rispolverato una lettera, protocollata il 25 giugno 2015 al n°14457, firmata da tre consiglieri comunali di minoranza e di maggioranza (oltre al sottoscritto i consiglieri Tognoli e Bertolino) anche componenti della Commissione Assetto del Territorio.

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La polvere sotto il tappeto

Più volte sono stati richiesti i documenti necessari per fare un quadro oggettivo della situazione, ma il materiale spesso e volentieri non arriva o arriva in ritardo o in modo parziale. Nell'ultima commissione ci sono state consegnate, tra l'altro, alcune tabelle sulle quali era riportata la situazione inerente la sicurezza degli edifici. Da queste tabelle si evince che mancano diversi documenti/certificazioni necessari affinché un edificio possa essere utilizzato. Preoccupati della questione tre consiglieri, due dei quali di minoranza e uno di maggioranza, hanno redatto una lettera per informare il Sindaco, la Presidente del Consiglio e la Giunta Comunale della grave situazione appresa in Commissione.

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