Il pallone è mio, e tu non giochi più

Il pallone è mio, e tu non giochi più

Lo strano concetto di partecipazione del PD
«Il pallone è mio e tu non giochi più»: a tutti sarà capitato, da piccoli, di sentirsi dire questa frase dal compagno di giochi spocchioso e arrogante, che forte del possesso dello strumento, stabiliva arbitrariamente chi far giocare e chi meno.
Passano gli anni, cambiano i contesti, ma le situazioni appaiono le stesse. Almeno, questa è la nostra impressione dopo la bocciatura della mozione presentata dal nostro capogruppo Francesco Comotto e dal collega Alberto Tognoli nel corso del Consiglio comunale di lunedì 30 novembre.
Il titolo della mozione (consultabile a questo link, unitamente alla proposta di regolamento) era sicuramente ambizioso: "Partecipazione dei cittadini alla vita amministrativa". Al tempo stesso, però, ci eravamo illusi che potesse suscitare interesse e partecipazione anche da parte di coloro che siedono sui banchi della maggioranza. Pia illusione: una selva di mani alzate per l'astensione ha sancito, di fatto, la bocciatura del documento.
Non è la prima volta che proviamo a stimolare la partecipazione dei cittadini, la cosiddetta "democrazia diretta". Qualche mese addietro ci avevamo provato con una mozione che proponeva l'introduzione del bilancio partecipato. Intenti simili e medesima fine: bocciata con supponenza dai banchi della maggioranza.
Ci teniamo a precisare che entrambi i documenti non li abbiamo inventati di sana pianta, ma ci siamo rifatti ad analoghe esperienze messe in atto a Rivalta e Susa (non a Reykjavík o Katmandu, per capirci...).
E, per far capire che eravamo animati dalle migliori intenzioni, nella premessa di entrambe le mozioni abbiamo persin citato un passo del programma elettorale della coalizione che ha vinto le ultime elezioni: «Bisogna riconoscere che viviamo una stagione di emergenza democratica per la distanza tra i cittadini e le istituzioni, e occorre lavorare per recuperare questa distanza»
Umilmente, poi, sia in un caso che nell'altro, ci siamo guardati bene dall'imporre qualcosa. Abbiamo avanzato una proposta concreta, peraltro sottoponendo già una bozza di regolamento. Ci aspettavamo almeno che – come richiesto dalla mozione stessa – il documento venisse analizzato nelle commissioni competenti. Magari poi per essere bocciato, ma a fronte di un'analisi, una discussione nel merito, un confronto democratico. NO: bocciate a priori, senza appello. Quasi che alla maggioranza dia fastidio se sono altri a parlare di democrazia e partecipazione
La mozione, per capirci, proponeva alla Giunta e alle commissioni competenti, di valutare l'ipotesi di istituire una sorta di "question time del cittadino", uno spazio (mezz'ora) prima delle sedute consiliari, nel quale i cittadini avessero la possibilità di sottoporre pubblicamente quesiti a Sindaco e Assessore, per avere risposte pubbliche. Sia chiaro: nessun possibile "agguato": così come fanno a Susa, ipotizzavamo un deposito dei quesiti in segreteria, per essere vagliati e poi gestiti, un po' come avviene per le interpellanze.
Dai banchi della maggioranza è subito partito un coro di "Ma no...": dal capogruppo Dulla che sostiene vi sia "abbondanza di strumenti per dialogare con gli amministratori", sino ai suoi compagni di partito che hanno reputato inutile una simile proposta, per varie ragioni e con varie sfumature.
Forse bisognerebbe raccontare di questa abbondanza di strumenti a quel cittadino che ci ha interpellati perché da mesi ha esposto le sue preoccupazioni (sui potenziali rischi di un'antenna) a Sindaco e Giunta, senza ottenere una risposta. O a quella madre che da mesi prova a ottenere, infruttuosamente, un incontro con l'assessore per avanzare una proposta legata agli interessi artistici di suo figlio. O, ancora, a quell'altro cittadino che da tempo sollecita un incontro per parlare dell'amianto vicino a casa sua, ma che continua a bussare invano. E anche a quel professionista che da 70 giorni aspetta il parere tecnico di un dirigente, che per legge dovrebbe rispondere antro 30 giorni, lo stesso termine temporale previsto per la risposta alle interrogazioni scritte dei Consiglieri (e ce ne sono un paio che attendono da due mesi).
Fin dall'insediamento di questo Consiglio comunale abbiamo provato, come forza politica, ad assumere un atteggiamento costruttivo e, quando possibile, collaborativo. Abbiamo sempre rifiutato l'equazione minoranza=opposizione, perchè crediamo che anche dai banchi della minoranza si possa portare un apporto fattivo. Lo abbiamo dimostrato impegnandoci in prima persona nella lotta contro il gioco d'azzardo, portando un contributo alla stesura di diversi regolamenti, anche partecipando alle commissioni competenti. Però... quando si tratta di democrazia le porte si chiudono improvvisamente. E ci sembra di sentir dire «La democrazia è mia e tu non giochi più».

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