Luccius in fabula 1200

Carta di Pisa 2 - Origami

Nel dicembre 2013, a sei mesi dal proprio insediamento, l'Amministrazione eporediese non ha ancora fatto propria la Carta di Pisa, anzi, in qualche caso ha assunto provvedimenti che sono in contrasto con le disposizioni da essa previste.

Il Consigliere Comotto, detto Tarzan per il suo portamento da ex-atleta, preso atto della situazione e temendo che alle dotte citazioni di campagna elettorale seguano semplici azioni da Cita, promuove una mozione in cui chiede, esplicitamente, la sottoscrizione della Carta di Pisa da parte del Consiglio Comunale.

Trattandosi di un documento che dovrebbe essere largamente condiviso, ipotizza che l'approvazione sia una mera formalità. Il dibattito in Sala Rossa, invece, riserva qualche sorpresa.
Dopo l'esposizione di Comotto, il primo intervenuto si dice propenso ad approvare la mozione, poiché il suo salumiere sostiene che la Carta di Pisa conserva il prosciutto meglio della carta oleata. Il vicino di banco replica che si tratta semplicemente di fogli molto pesanti, usati dai negozianti disonesti per fare più cresta sulla tara. La denominazione deriva per l'appunto "dall'effetto Pisa", vale a dire un sovrappeso che fa inclinare maggiormente la lancetta della bilancia. Conclude rammaricandosi col collega, che da anni si fa gabbare dal salumiere, e propone il rigetto della mozione.

Un altro Consigliere, appassionato di storia, ipotizza che la carta di Pisa sia l'antesignana del telo mimetico. A suo dire risalirebbe al XII secolo e avrebbe permesso ai Pisani di occultare le proprie navi, evitando così gli attacchi delle altre Repubbliche Marinare e assicurando la supremazia commerciale sul Tirreno. In tempi di crisi sarebbe auspicabile adottarla, per risollevare le sorti dell'asfittico commercio eporediese. L'Assessore alle Entrate puntualizza però che lo strumento potrebbe occultare anche dell'imponibile.

Nell'approfondimento emerge un'ulteriore ipotesi: il vero tema, correlato alla Carta di Pisa, è quello della gestione di quei rifiuti che contengono toponimi nella propria denominazione. La Carta di Pisa è da conferire nel cassonetto giallo "Ginetto", come la Sentinella del Canavese e vari altri giornali; il vetro di Murano, i cristalli di Boemia e le bottiglie di Barolo vanno nel cassonetto verde del vetro; i Bronzi di Riace in quello blu, con le lattine.
Per le lacche Cinesi e le monete Romane, in città è stato allestito un apposito museo, in collaborazione con la fondazione Guelpa. Purtroppo è escluso dal circuito di raccolta porta a porta per cui, come successo di recente, chi si ritrovasse con qualche sesterzo in esubero deve conferirlo di persona. E' comunque assicurato l'anonimato.

Non essendo emerse particolari criticità, la mozione sembrerebbe da approvare senza indugi, ... però? Però c'è un problema: non è possibile approvare mozioni della minoranza senza emendamenti, è una tradizione locale, seconda solo al Carnevale; "si è sempre fatto così", direbbe qualcuno.
La questione è spinosa. Non approvare un codice etico solo perché renderebbe incompatibili delle situazioni di conflitto d'interesse, già palesate dalla minoranza, sarebbe impopolare; approvarlo, prima di aver risolto tali situazioni, sarebbe ancora peggio. La soluzione giusta sembrerebbe quella di trovare un appiglio per procastinare il tema. Il tutto senza stroncarlo in maniera definitiva.

Tra i banchi della maggioranza si lavora alacremente per far quadrare il cerchio. I primi bisbigli lasciano trapelare che, seguendo i dettami della Carta di Pisa, i politici non potrebbero più avere le mani in pasta. Siccome la pasta fa parte della tradizione culinaria italiana, non è possibile adottare provvedimenti che vadano contro il sentire comune. Questa giustificazione, tuttavia, appare talmente risibile che non viene nemmeno palesata.

In una situazione di palpabile imbarazzo, tutta la maggioranza volge lo sguardo verso il suo uomo di punta, affinché prenda in mano le redini della situazione. Lui, il Maradona dell'emendamento, detto Don Cavillo per l'acume delle sue eccezioni, non delude. Di fronte ai compagni spaesati addenta con foga un panino poi, ingoiato il boccone, accende il microfono con piglio deciso, si alza, scruta i banchi dell'opposizione, sorride e infine con tono liberatorio urla "OOriigamiiii!".

L'onda d'urto scompone la capigliatura di quanti sono seduti sul fronte opposto e qualche residuo del panino si conficca tra i boccoli di Tarzan. L'Uomo della Giungla (amministrativa) si trattiene a stento e con fare rassegnato porge un termometro al Presidente del Consiglio, limitandosi a suggerire una verifica della temperatura corporea del suo dirimpettaio. Purtroppo non si tratta di febbre, ma di un colpo di genio. Incurabile!

Don Cavillo procede col suo discorso. Dapprima afferma di condividere lo spirito di legalità da cui è scaturita la mozione e sostiene che, per certi versi, la sottoscriverebbe a occhi chiusi. Poi interpone una lunga pausa e, come di consueto, conclude rivelando la fregatura, vero obiettivo del suo intervento. La bibliografia segnala casi in cui la Carta di Pisa, piegata a origami, è stata usata per occultare delle mazzette. Il risultato, in antitesi coi fini di legalità che il Codice si propone, solleva seri dubbi sulla sua efficacia.
Lasciando trasparire un dolore che, se non è veritiero, è degno di un Oscar, Don Cavillo, alla luce di quanto sopra, chiede il rigetto della mozione.
Contemporaneamente propone un approfondimento con gli estensori del Documento, per verificare se, Mosè permettendo, sia possibile sottoscrivere una versione incisa su tavolette di creta, scongiurando così il pericolo di piegatura a origami. In pratica la Carta di Pisa su ceramica di Castellamonte. Un gioiello esclusivo da far valere per la candidatura Unesco.

In questo contesto, chiaramente romanzato, desta un po' di stupore la posizione del Primo Cittadino che, nonostante gli impegni assunti con "Libera", si mantiene attendista. Durante l'incontro con l'associazione, oltre a citare Falcone, aveva affermato che, "grazie al suo partito il Presidente del Senato è Grasso". A questo punto un dubbio sorge spontaneo, si riferiva al cognome del Presidente o al fatto che abbia un po' di pancetta?

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