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progetto per Ivrea

Luccius in fabula 1200

La debolezza delle istituzioni

Ci mancava la tragicomica riproposizione della marcia su Roma il 28 ottobre prossimo, nello stesso giorno del suo novantacinquesimo anniversario, da parte di una forza che si ispira apertamente al fascismo, per chiudere un’estate nella quale una serie di deprecabili episodi, più o meno legali, hanno mostrato con preoccupante evidenza la debolezza delle odierne istituzioni e della politica partitica sulle quali si sono basati i primi 70 anni della Repubblica italiana. Proprio quella Repubblica nata da una Resistenza politicamente trasversale ma unitaria nella lotta al nazi-fascismo, che qualcuno vorrebbe, con un nuovo quanto sguaiato e privo di contenuti revisionismo storico, ri-mettere in discussione. “Siamo figli di una Repubblica nata nel sangue di chi ha difeso il Paese contro certe violenze e certe ideologie. Non c’è possibilità di trattare su questo” ha dichiarato pochi giorni fa il capo della Polizia Gabrielli riguardo la nostalgica trovata.

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La manipolazione della verità

Nell'editoriale della settimana scorsa, citando George Orwell, abbiamo scritto di come la verità, in un'epoca torbida e di inganno come quella che stiamo vivendo, possa considerarsi un atto rivoluzionario. Serve però, causa la complessità dell'odierna società globalizzata, andare oltre questo concetto riflettendo sul fatto di come oggi anche dire la verità potrebbe non essere sufficiente.
Preoccupa infatti dover constatare come l'opinione pubblica, pur in una situazione di degrado civile e morale generalizzata, di fronte alla scoperta delle più atroci verità o delle più evidenti bugie fatichi ad indignarsi e a reagire.

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Un mondo all'incontrario

... in tutta risposta dal CIC sono arrivate minacce di adire le vie legali, non si sa bene per quale reato a meno che non siano diventati perseguibili per legge il tentativo di salvare centinaia di posti di lavoro e la ricerca delle colpe, delle omissioni, delle incapacità e delle inefficienze di chi ha portato un'azienda sana sull'orlo del fallimento. Dal lato Guelpa, un tentativo di dialogo portato avanti dalla commissione consiliare per la cultura, al quale abbiamo partecipato attivamente, è stato con prontezza sgretolato e svilito dal recente e sedicente "Appello alla saggezza eporediese" con il quale, con la scusa di voler difendere il Presidente Jalla, che si sa difendere da solo, sono stati lanciati messaggi finalizzati scientemente a intorbidire le acque. Operazione che si riassume in una frase, presa testuale, nella quale si dice che gli obiettivi di chi vorrebbe capire qualcosa in più su questo ente "... non sono a sostengo del bene comune".

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Un raggio di sole

Vorremmo proporre una riflessione di carattere più generale su ciò che riguarda le difficoltà della politica attuale ad uscire dalle perverse logiche di gestione della cosa pubblica imperniate su affarismi, interessi di parte, nepotismi, individualismi, quando non addirittura su corruzione, malavita organizzata, mafie di vario tipo, poteri occulti.

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La fine di un epoca

Noi, come forza politica locale, crediamo molto nella possibilità che il cambiamento possa partire dal basso, dal territorio, tra la gente comune ed in tal senso indirizziamo la nostra azione. Qualche giorno fa abbiamo, ad esempio, organizzato un paio di incontri finalizzati a discutere liberamente e in maniera assolutamente aperta sui temi del governo locale da parte di liste civiche e sulla necessità/possibilità/opportunità di un ritorno alla terra partendo dalla sua salvaguardia e per riportarla alla sua funzione primaria di luogo di produzione di alimenti possibilmente sani. La prima edizione di questo evento che abbiamo chiamato "Condividiamo Ivrea" si è conclusa con una festa multietnica e conviviale in piazza allietata da un gruppo teatrale di improvvisazione, i Detto Fatto, che hanno fatto divertire, con genuina ed esilarante comicità, i presenti.

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L'arroganza del potere

E' già passato un anno dalle elezioni comunali ad Ivrea e la nostra esperienza, come lista civica presente in Consiglio Comunale, ci consente di poter fare alcune considerazioni basate su fatti e atteggiamenti concreti e non su posizioni prevenute o ideologiche. Ci dicevano e ci dicono in molti di come in una città governata da molti lustri da una solida oligarchia, composta da un mix tra partiti e poteri forti, non sia possibile sperare di poter modificare il corso di dinamiche politiche ormai sedimentate e consolidate. Noi rispondevamo, e ne siamo ancora convinti, che bisogna sempre credere possibile un cambiamento, anche se è faticoso, e ci siamo proposti come una forza di minoranza disponibile al dialogo con tutti per il bene della città.

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La rottamazione è compiuta

Sulle ultime elezioni europee e regionali si sono già espressi in molti e, salvo rare eccezioni, questa volta, forse la prima, siamo stati risparmiati dalle solite analisi grazie alle quali nessuno perdeva mai. In questa tornata è stato da subito chiaro chi ha vinto e l'esercizio che proveremo a fare in queste righe è di cercare di capire le cause di questa affermazione e se questa ondata rinnovatrice potrà avere ripercussioni a livello locale.

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Civiltà o barbarie

Proviamo a cominciare qui e ora. Da Ivrea. Dimostriamo che qui da noi l'utopia è veramente possibile. Impegniamoci tutti quanti a mettere in pratica quanto promesso in campagna elettorale mettendo per sempre da parte interessi di bottega o di partito, rendendo trasparente tutta l'attività amministrativa, privilegiando gli interessi della collettività e il bene comune, ma senza aspettare ancora. Altrimenti potremo solo dire di aver gettato alle ortiche l'ennesima opportunità.

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Oltre l'indignazione

In queste ultime settimane, sfogliando i giornali, pare di essere tornati indietro ai tempi di tangentopoli. Una nuova ondata di scandali sta lì a testimoniare che a nulla è servito dare il giro, virtualmente, alla prima repubblica tanto che ora ci troviamo nella stessa situazione di allora, anzi peggio. E' da tempo che la magistratura sostiene che l'attuale livello di corruzione e malaffare, nella politica e nella pubblica amministrazione, sia peggiore di quello degli anni '90. Lo ha ribadito in questi giorni il giudice Cantone, nominato in fretta e furia, per tentare di arginare la vergogna della cosiddetta "cupola degli appalti" che vigilava sulla spartizione dei lavori per Expo 2015. E il bello, si fa per dire, è che i politici fanno gli sprovveduti.

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La città delle occasioni perdute

Una delle nostre maggiori angosce è quella di uno sviluppo urbanistico della città, e dei suoi dintorni, disordinato e incapace di rispondere alle domande di modernità che la società del terzo millennio pone ai propri amministratori. Diciamo da tempo che il territorio dovrebbe essere vissuto come il bene comune per eccellenza senza il quale tutto il resto non può esistere. Serve quindi rimettere al centro del dibattito politico la sua salvaguardia basandosi su una pianificazione ragionata, sostenibile, condivisa e gradevole finalizzata a costruire la città di domani. Non una città qualunque, ma una città nella quale i nostri figli potranno vivere senza veder nascere mostri edilizi come il nuovo poliambulatorio, veder cementificare ogni metro quadrato di terreno prospiciente le vie di comunicazione principali, come accade in tante aree periferiche, o veder moltiplicare la superficie di asfalto per costruire nuova quanto inutile viabilità.

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A che serve avere le mani pulite se si tengono in tasca

Non ci rimane molto tempo per fare analisi e congetture serve passare all'azione rivendicando i nostri diritti, per i quali in passato donne uomini hanno dato la loro vita, ma assumendoci nel contempo i doveri che ogni cittadino dovrebbe fare propri in nome del bene comune. Diceva a questo proposito Don Milani: «A che serve avere le mani pulite se si tengono in tasca».

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Poteri Forti. Chi decide per noi?

Chi si interessa di società e di politica avrà spesso sentito evocare i cosiddetti "poteri forti" quale possibile causa di quel deficit di democrazia che, in modo sempre più evidente, si sta manifestando a tutti i livelli istituzionali. Pur trattandosi di una definizione molto utilizzata non ne esiste una interpretazione univoca e in questo articolo proviamo a fare qualche considerazione partendo da una serie di dati di fatto che sono sotto gli occhi di tutti, ma che spesso vengono sottaciuti.

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La democrazia calpestata

Siamo tutti convinti di vivere in una democrazia sostanziale, ma se andiamo ad analizzare le modalità con le quali chi detiene il potere la mette in atto vediamo che la partecipazione dei cittadini nelle decisioni di pubblico interesse di fatto non esiste. Ciò a cui assistiamo, come forza politica cittadina esterna ai partiti, è il continuo tentativo di sottrazione alla politica, alla deliberazione pubblica, dei processi decisionali che riguardano le nostre vite, il nostro benessere di cittadini.

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Renzi si è fermato a Roma

A poco meno di un anno dalle elezioni, e con tutti gli sconquassi a livello nazionale di cui abbiamo detto in precedenza, proviamo a guardare come l'attuale maggioranza eporediese sta vivendo questo momento di grande fermento, di rinnovamento dell'agire politico. Nulla, calma piatta, nessun dibattito pubblico, nessun sussulto. Una domanda ci sorge spontanea: ma a Ivrea il messaggio di cambiamento di Renzi, al quale aggiungiamo anche l'ala critica di Civati, è arrivato? Qualcuno si è accorto di quanto sta accadendo a livello nazionale?

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Il governo del popolo

La sensazione che il cittadino ha guardando agli accadimenti della politica è senza dubbio, oggi, la confusione. Chi li chiama giochi di palazzo, chi inciuci, chi trasformismo. Il fatto saliente è che viene a mancare la percezione del rispetto di quelle regole fondamentali che sanno trasformare un regime autoritario in una democrazia. Leggiamo una definizione tipica di democrazia: "sistema di governo in cui la sovranità è esercitata, direttamente o indirettamente, dall'insieme dei cittadini". Sarebbe interessante sapere quanti cittadini italiani credono ancora a questa definizione di democrazia. Non essendo possibile prendere qualunque decisione condividendola con tutti i cittadini è stata inventata la rappresentanza che è quel metodo con il quale, tramite un voto, i cittadini eleggono delle persone che li dovrebbero rappresentare.

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Il Bene Comune e l'interesse collettivo

Abbiamo scritto la scorsa settimana di quanto poca considerazione godono i consiglieri comunali nell'attuale amministrazione cittadina eporediese. Eppure siamo convinti che le regole democratiche succedutesi nel tempo siano sempre state concepite dal legislatore per mitigare i rischi di derive autoritarie nelle varie forme di governo, siano esse a livello nazionale o locale. Esistono quindi a tutti i livelli organismi politici di governo, di controllo e di indirizzo ed organismi tecnici deputati a mettere in pratica quanto deciso dai suddetti. Semplificando molto il concetto, a livello locale, esiste un livello di governo composto dal Sindaco e dalla Giunta, da lui stesso nominata, e un livello di indirizzo e di controllo costituito dal Consiglio Comunale all'interno del quale siedono le forze di maggioranza e di minoranza uscite dall'esito delle votazioni.

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Sbagliare è umano, perseverare...

Quando a scuola tentavamo di capire cosa fosse la politica ci hanno sempre parlato di pensatori illuminati che nel perseguire una società perfetta ipotizzavano modelli organizzativi basati sui valori fondamentali dell'uomo. A partire dall'antichità, diciamo dalla polis greca in poi, centinaia di sapienti hanno portato il loro contributo ad un dibattito complicato ma affascinante nel tentativo di trovare una formula magica in grado di far vivere le persone in pace, nella giustizia, con equità e, se non nell'uguaglianza, con meno disuguaglianze possibili.

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Ricominciamo dalla democrazia

Qualcuno ricorda l'ultima volta che ha sentito dire a un politico, sia di livello nazionale che locale: ci siamo sbagliati? Ognuno avrà esperienze diverse ma credo di conoscere la risposta della stragrande maggioranza di chi sta leggendo questo articolo. Eppure sappiamo che l'uomo tra i tanti suoi limiti ha anche quello di possedere una razionalità limitata che, in parole più semplici, vuol dire che nessuno è in grado di poter prendere, sempre e comunque, la migliore decisione possibile riguardo un qualunque problema.

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Cara Democrazia

Così iniziava una canzone, di qualche anno fa, di Ivano Fossati che raccontava, con arguzia, le contraddizioni oggi insite nel significato del termine e di ciò che esso stesso dovrebbe rappresentare. La democrazia, ci hanno insegnato fin da bambini, è quella forma di organizzazione politica e istituzionale, basata sulla volontà del popolo, che si esprime tramite il voto, che dovrebbe garantire a tutti giustizia, equità e benessere. Per poter godere dei benefici della democrazia nel nostro paese, come in molti altri nel mondo, molte persone hanno dovuto immolarsi. Molto sangue è stato versato per poter strappare a dittature, o altre forme coercitive di potere, la possibilità, per i cittadini, di poter decidere dei propri destini.

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