Urbanistica "ad personam"

Lunedi è arrivata in Consiglio Comunale una proposta di variante al PRG per l’ampliamento di un edificio commerciale a S.Grato. In cosa consisteva questa richiesta? Il proprietario di quell'edificio ha la necessità di ampliare la struttura per poco più di 80 mq. Richiesta legittima e condivisibile che si sarebbe potuta soddisfare se l’Amministrazione Comunale avesse dato vita ad una Variante semplificata ai sensi della L.R.56. Va anche detto che di richieste analoghe ce ne sono state molte altre in questi anni, ma tutte sono cadute nel vuoto. E invece com’è andata? E’ stata presentata una procedura particolare interpretando forzatamente, a nostro modo di vedere, i dettami del DPR 160/2010 il quale consente tale procedura nei casi in cui, in un dato Comune “lo strumento urbanistico non individui aree destinate all’insediamento di impianti produttivi” e non è, evidentemente, il nostro caso dove aree di quel tipo ce ne sono. Quindi niente ampliamento? Come ho detto in precedenza la richiesta è certamente condivisibile, ma a nostro modo di vedere avrebbe dovuto essere la Pubblica Amministrazione a trovare una soluzione urbanistica adeguata tenendo ovviamente conto che compito del pubblico è quello di mettere tutti sullo stesso piano.  Procedendo in quel modo si sarebbero anche potute inserire delle clausole convenzionali finalizzate ad abbellire l’area di intervento e l’estetica dell’edificio.

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La comunicazione in tempi di partito unico

Si sa che la comunicazione è fondamentale per poter arrivare a detenere il potere e per riuscire poi a gestirlo. Questo vale oggi, a maggior ragione, in un tempo nel quale la politica piuttosto che discutere dei problemi degli italiani nelle sedi istituzionali competenti preferisce governare tramite una copertura mediatica unilaterale e quindi senza contraddittorio. L’esempio [locale] che prendiamo è quello della variante al PRG riguardante via Jervis della quale abbiamo già scritto su questa stessa testata e sulla quale abbiamo posto, nelle sedi competenti, tutta una serie di criticità che sono, come solito, rimaste senza risposta. Sapendo che le nostre argomentazioni non avrebbero avuto l’eco mediatico sufficiente per creare problemi all’esecutivo e trattandosi peraltro di temi complessi dalle stanze del potere hanno lasciato correre tenendo, come si dice in gergo, un profilo basso. Fino a quando però sulla nostra pagina facebook non abbiamo pubblicato un articolo con un titolo che richiamava alla possibilità di aprire le porte a 150.000 mq di spazi commerciali. Ecco allora scatenarsi la controffensiva, tramite la stampa amica, tentando di farci passare per bugiardi tanto che abbiamo dovuto leggere su un'importante testata che la nostra notizia era una “bufala” cioè una falsità. Come al solito invece di entrare nel merito delle questioni da noi poste l’esecutivo, con il metodo già esplicitato in precedenza, ha tentato maldestramente di sminuire la portata della nostra argomentata denuncia. Fermarsi ad un titolo, che comunque non è falso, senza dare risposta alle varie criticità poste, che non ripetiamo qui ma che potete vedere sul nostro sito web: www.viviamoivrea.it oppure leggere nei verbali del Consiglio Comunale, dimostra di come alla discussione e al dibattito questo esecutivo preferisca lo scontro frontale facendosi forte della potenza di fuoco mediatica disponibile.

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La città dell'uomo

L’urbanistica, come la politica, dovrebbe guardare all’interesse collettivo e non essere quindi discrezionale. A questo proposito ricordiamo che giacciono presso l’ufficio tecnico comunale, inascoltate da anni, oltre un centinaio di richieste di cittadini che chiedono piccole varianti al PRG; chi per ampliare o soprelevare un edificio, chi per costruire un laboratorio artigianale o per i più svariati motivi. Fatto è che a questi privati cittadini l’esecutivo non ha mai dato retta, ma alla richiesta di modifica delle regole da parte dei proprietari della gran parte degli edifici interessati da questa variante, riconducibili a 5 grandi fondi immobiliari, ecco che immediatamente viene avviata la macchina pubblica. Una situazione analoga si era verificata con il famigerato Piano Particolareggiato 3 dell’area ex Montefibre che è lì da vedere, incompiuto e caotico, simbolicamente rappresentato dall’eco-mostro del poliambulatorio. Non è bastata quell’esperienza?

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Grido di dolore

Chi ultimamente è passato dalle parti dell'area ex Montefibre non può non aver notato la nascita e la crescita repentina di un triste scatolone grigio di cemento che, giorno dopo giorno, aumenta di volume e non si riesce a capire quando mai si fermerà. Quell'area, dopo la fine della sua onorata attività produttiva, ne ha ormai viste di tutti i colori, ma che si potesse deturparla fino al livello attuale credo nessuno degli eporediesi di allora avrebbe mai potuto immaginarlo.

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Urbanistica "liquida"

La cava di S.Bernardo e il PEC di via Burolo. La pianificazione urbanistica è uno dei pilastri sui quali si basa lo sviluppo sostenibile e armonioso di un centro urbano. Un piano regolatore ben fatto è una sorta di compendio dentro il quale si trovano tutte le indicazioni necessarie a dare vita a politiche pubbliche coordinate e finalizzate alla realizzazione di una città ordinata, rispettosa dell'ambiente, fruibile e vivibile. In un piano regolatore tutto deve essere interconnesso, devono essere previsti il maggior numero di scenari possibili proiettando l'assetto della città negli anni a venire in modo da trovarsi preparati alle sfide del futuro. Molti pensano che un piano regolatore parli solamente di terreni edificabili e di regole per costruire mentre questo importante strumento deve contemplare tutto quanto necessario per migliorare la fruizione della città ed il livello infrastrutturale dei servizi pubblici. Per cui deve contenere, oltre alla regolamentazione dell'edilizia privata, aree e norme riguardo la mobilità, gli edifici pubblici in genere, la dislocazione del verde pubblico, delle aree a servizio della collettività, ecc.

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