Quando i soldi ci sono

La crisi economica oggi si fa sentire e l'incapacità della classe dirigente, con particolare riferimento a quella politica, fa sì che, parlando di spesa pubblica, uno dei primi settori assoggettati alla mannaia dei tagli indiscriminati sia diventato quello della cultura. Questo, per un paese come l'Italia che con la cultura, il turismo e tutto quanto ruota intorno al benessere psico-fisico delle persone, ci potrebbe vivere, si rivela come uno dei più classici autogol. I tagli alla cultura fanno dire ai nostri amministratori che senza risorse non si può né investire né promuovere l'espressione artistica e/o la creatività in senso lato. Questo nel resto d'Italia; ma ad Ivrea si dà il caso che, circa un decennio fa, una facoltosa signora eporediese, morendo, lasciò alla collettività un consistente patrimonio, artistico ma anche economico, con l'unica condizione che venisse utilizzato per finalità di promozione e sviluppo della cultura nella città e nel suo territorio, comprendendo la possibilità di compiere investimenti anche di tipo strutturale e citando a titolo di esempio la sistemazione della Biblioteca e/o del Museo civico.

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