Intervento del Consigliere Comotto al Consiglio Comunale del 14 luglio 2015 sul Bilancio Preventivo

Prove di pensiero unico

Il bilancio previsionale 2015 della Città di Ivrea, approvato il 14 luglio, è preoccupante. Sindaco e Assessore al Bilancio continuano a descrivere una città che non esiste oltre tutto non facendo chiarezza sui numeri e sulle risorse "effettive" disponibili, soprattutto per gli investimenti. Una cifra su tutte quella, appresa dai soliti articoli filo-governativi ad orologeria pubblicati il giorno precedente il Consiglio, dei 2,5 milioni resi disponibili grazie ad un presunto allentamento del patto di stabilità che la giunta avrebbe deciso di impegnare per la messa in sicurezza delle scuole Bertolè, ex Arduino e l'asilo nido Olivetti. Il fantomatico allentamento del patto di stabilità invece di aumentarle ha ridotto da 2.286.01,98 a 2.259.000 le spese in conto capitale (investimenti) spendibili nel 2015. Oltre tutto leggendo il bilancio si scopre che per quei tre interventi sopra citati nel 2015 verranno spesi 530.000 euro e non certo 2,5 milioni. E a questo si aggiunge una situazione che abbiamo segnalato, senza ottenere risposte a livello politico e risorse in bilancio, di criticità, dal punto di vista della messa in sicurezza, di molte altre scuole e/o edifici pubblici più in generale.
Non è più tempo di scherzare con le parole e con i numeri e chi amministra il bene pubblico deve essere trasparente, chiaro e dire le cose come sono e non come si vorrebbe che fossero. Leggendo a fondo il bilancio è chiaro come dietro i numeri non ci sia una programmazione consapevole tanto che tutte le opere promesse in campagna elettorale dalla maggioranza sono passate nel dimenticatoio a partire dal tanto decantato sottopasso di Via Verdi che con l'apertura del poliambulatorio e del tribunale diventerà imprescindibile.
Queste e molte altre contraddizioni le abbiamo esposte con molta chiarezza in sede di dibattito consiliare nella speranza che il Consiglio Comunale, riappropriandosi delle prerogative costituzionali ad esso spettanti, sapesse dare vita ad un dibattito oggettivo, responsabile, ma soprattutto realistico. Ed invece è accaduto ciò che mai ci saremmo potuti aspettare di vedere in un consesso che, rappresentando tutti i cittadini, simboleggia, a livello locale, quei principi democratici sui quali si incardina la nostra Repubblica.
Quando in seguito ad un primo giro di interventi ho chiesto di poter prendere la parola, ai sensi di regolamento, per una prima replica alle interessanti questioni poste da altri consiglieri (di minoranza e di maggioranza), dal Sindaco e dall'Assessore al Bilancio, il capogruppo del PD, fino ad allora silente nonostante l'importanza dell'argomento trattato, mi ha detto, senza mezzi termini, che non avrei potuto intervenire. Al di là dell'arroganza di chi pensa di poter gestire il potere tacitando chi mette in evidenza palesi contraddizioni e leggerezze dell'esecutivo, peraltro non smentite da nessuno, ciò che inquieta è l'assoluto silenzio da parte della Presidenza del Consiglio, del Sindaco e dei colleghi di partito. Nessuno si è sentito in dovere di richiamare il consigliere e di fatto non ho potuto proseguire il mio intervento prendendo atto, chiedendo venisse messa a verbale, di una grave limitazione del mio diritto di parola e di espressione abbandonando poi l'aula, cosa che non avevo mai fatto prima, con molta amarezza.
I numeri li abbiamo citati e sono verbalizzati. Siamo disponibili ad analizzarli con chiunque, soprattutto in chiave propositiva. Ogni nostra iniziativa infatti, e i fatti lo dimostrano, non vive mai di sola critica, ma di possibili scenari alternativi. Crediamo però di non poter/dover sottacere una preoccupante deriva verso una sorta di "pensiero unico" secondo il quale chi dissente e non si allinea ai voleri del potere deve essere umiliato e messo a tacere. Una città come Ivrea non merita tutto questo.

Francesco Comotto

Di seguito il testo dell'intervento del consigliere Francesco Comotto in Consiglio Comunale.
E' un documento di 5 pagine, fitte di dati e osservazioni a cui non solo non è stata data risposta, ma su cui è stato negato il dibattito, con il tacito consenso del Presidente del Consiglio Elisabetta Ballurio.

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