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progetto per Ivrea

E' necessaria la politica?

L’estate sta finendo, titolava una famosa canzone degli anni '80 del secolo scorso, ed è ora di ricominciare a pieno ritmo. Agosto, si sa, è tempo di vacanze estive e in questo periodo i problemi tendono ad evaporare e a defilarsi come parcheggiati in attesa della ripresa dei lavori. Inevitabilmente ciò che è rimasto inevaso prima della pausa si ripresenterà ineluttabilmente a settembre e se qualcuno sperava che alcune delle istanze non affrontate avessero preso la strada dell’oblio si dovrà ricredere.
Nell’ultimo Consiglio Comunale del 24 luglio non si sono infatti affrontate che una minima parte delle interpellanze e mozioni a suo tempo depositate e ad esempio sarebbe bello capire come Sindaco ed esecutivo hanno deciso di affrontare la grave mancanza del Certificato di Prevenzione Incendio della Biblioteca civica.

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Andare oltre i partiti con chiarezza e coerenza

La politica italiana, come quelle europea e mondiale, sta vivendo un periodo di grandi trasformazioni delle quali si faticano a intravedere i possibili sbocchi futuri. Inevitabilmente questa incertezza e questa instabilità si ripercuotono anche a livello degli enti locali e in quest'ultimo caso risultano pure amplificate a causa di riforme istituzionali sconclusionate come l'improvvisata soppressione delle province che, nel nostro caso, ha portato alla nascita, si fa per dire, di quella Città Metropolitana della quale si conosce l'esistenza solo perchè si legge il suo nome sulla carta intestata dei Comuni, ma nulla di più. Seppur migliorabile in molti aspetti la precedente struttura provinciale era infatti un punto di riferimento territoriale per i Comuni ed erano abbastanza chiare le competenze che ad essa appartenevano. Se un amministratore aveva bisogno di risolvere qualche problema di viabilità o di edilizia scolastica poteva confrontarsi con l’assessore di riferimento e la questione, seppur nella limitatezza delle risorse, sarebbe stata prima o poi affrontata mentre oggi la confusione regna totale e non esistono più punti di riferimento chiari sia dal punto di vista politico che da quello tecnico-amministrativo. Questa situazione di crisi non nasce dal nulla, ma è l’effetto di un decadimento della democrazia rappresentativa generato, in primo luogo, dal progressivo scollamento tra la politica, saldamente nelle mani dei partiti, e quel popolo sovrano che dovrebbe esserne il principale protagonista e non solo attraverso il voto.

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Un viaggio senza meta

Nelle ultime due settimane si sono svolti in città due convegni nei quali una serie di esperti, esterni alle dinamiche eporediesi, ha espresso idee, proposte, progetti, suggestioni in grado di rilanciare una città che da troppo tempo si è rinchiusa su sè stessa. Così facendo, invischiati nelle beghe di partito, siamo rimasti immobili, mentre altre realtà territoriali si sono proiettate verso un futuro capace di cogliere le sollecitazioni che arrivano da un mondo in repentina trasformazione e sempre più globale. L'ondata migratoria senza precedenti ne è solo l'ultima dimostrazione. Questi relatori ci hanno raccontato di come nel mondo esistano esempi da seguire, buone pratiche da copiare, ma ci hanno anche detto che per poter raggiungere determinati obiettivi servono progettualità, capacità cooperativa, consapevolezza dei compiti, processi trasparenti e partecipativi basati su procedure definite e già sperimentate. Non si può improvvisare. Tutti buoni propositi che risultano però tardivi se guardiamo alla nostra situazione attuale con un’Amministrazione comunale arrivata a gettare qualche seme a un anno dalle elezioni dopo averne passati nove di navigazione a vista perduti a rincorrere le emergenze del momento, ma senza pianificare e progettare, in maniera coordinata, lo sviluppo e l'ammodernamento della città.

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L'indifferenza

Pensando a ritroso all’attività dell’attuale Amministrazione Comunale negli ultimi 4 anni e dovendo riassumerla in una sola parola ciò che a noi viene in mente di getto è: indifferenza. Questa caratteristica, che noi reputiamo peculiare dell’attuale Sindaco e della sua Giunta, ma anche della gran parte dei componenti della maggioranza, si porta dietro tutta una serie di conseguenze che hanno caratterizzato e caratterizzano il mandato amministrativo iniziato nel 2013 e che finirà con le elezioni del prossimo anno. Va anche detto che questo atteggiamento di disinteresse, spesso accompagnato da una certa indolenza, viene equamente distribuito tra i cittadini, il mondo dell’associazionismo e del volontariato, i consiglieri comunali, con particolare riferimento a quelli di minoranza, forse in ossequio ad una inusitata interpretazione del principio di uguaglianza.

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Non c'è futuro senza memoria

Sabato scorso alle Officine H, luogo simbolico del pensiero comunitario di Adriano Olivetti, si è svolto un evento, organizzato dall’Associazione Gianroberto Casaleggio, dal titolo SUM #01 Capire il Futuro. Abbiamo apprezzato la scelta di far aprire i lavori a Beniamino De' Liguori Carino figlio di Laura Olivetti e nipote di Adriano del quale ha ricordato, con intima partecipazione emotiva, alcuni passaggi della sua vita e l’incredibile eredità morale e materiale che ha lasciato a un territorio che, aggiungiamo noi, non ha saputo coglierne appieno le illimitate potenzialità. Va riconosciuta a Davide Casaleggio l’intuizione e la capacità di aver fatto ritornare Ivrea, anche se solo per un giorno, il cuore pulsante di un’Italia che cerca di guardare oltre la miseria intellettuale e morale nella quale siamo immersi da troppo tempo. Un’Italia che crea, che lavora, che produce, che pensa in grande, che si batte per i diritti dei più deboli e per la salvaguardia dell'ambiente, l’Italia che vorremmo abitare e lasciare in eredità alle nuove generazioni. Va inoltre dato atto che l’evento non è stato trasformato in una kermesse esclusiva a marchio 5 stelle, cosa che sarebbe anche potuta legittimamente accadere, ma non è accaduta.

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Nostalgie reazionarie

Tornando all’ultimo Consiglio Comunale troviamo, a questo proposito, due passaggi che vanno proprio verso lo spostamento dei centri decisionali dalle assemblee elettive locali a ristretti gruppi di potere che agiscono nell’ombra e in una terra di nessuno. Verso l’una di notte siamo arrivati al penultimo punto all’ordine del giorno che riguardava l’approvazione del Piano Strategico della nostra Area Omogenea il quale si dovrebbe inserire nel più ampio Piano della Città Metropolitana. Da tempo chiediamo che, almeno sui temi di ampio respiro e portata come questo, venga messo in atto un processo partecipativo capace di coinvolgere i cittadini, ma nulla; tutto preconfezionato nelle segrete stanze. Al di là di questo, l’importante documento arriva sul tavolo del Consiglio, come detto, verso l'una di notte ed allora chiediamo, con altri consiglieri di minoranza, di spostarne la discussione ad un’altra seduta dando da subito la nostra disponibilità a partecipare anche nei giorni immediatamente successivi. Dopo il necessario dibattito viene messa in votazione tale richiesta e la stragrande maggioranza dei consiglieri alza la mano approvandola, ma con una incredibile decisione la Presidenza del Consiglio annulla la votazione aggiungendo alcune considerazioni al precedente dibattito ormai chiuso e rimette in votazione il rinvio del punto all’ordine del giorno. Risultato: la maggioranza cambia idea e non si rinvia più. Nel frattempo siamo arrivati all’una e mezza di notte. Questo è il modo in cui temi strategici e di estrema importanza per il futuro della nostra area vengono trattati dall’attuale Amministrazione eporediese.

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Non vedo, non sento, non parlo

Il livello del dibattito politico e democratico, anche formale, dell’assemblea elettiva cittadina pare aver intrapreso una caduta che sembra inarrestabile e di certo non è un bel segnale per un sano quanto auspicabile dibattito pubblico incentrato sulla trasparenza e sui bisogni reali della città. Lunedi 11 aprile si è svolto l'ultimo Consiglio Comunale. Il precedente, del 25 gennaio scorso, risale a 76 giorni fa, intervallo che, per una città come Ivrea, è un bel lasso di tempo. Molti sono i passaggi criticabili, ma per questioni di spazio ne riportiamo solo qualcuno invitando tutti i cittadini a partecipare attivamente alla vita pubblica partendo magari proprio dall’assistere a qualche Consiglio Comunale in modo da poter valutare in tutta autonomia il livello di chiarezza, veridicità, trasparenza nonché di proposta e di visione politica dei vari gruppi consiliari.

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La terza via: tra iene e sciacalli

Negli ultimi anni, come negli ultimi mesi, la situazione socio-politica mondiale pare essersi avviata verso una caduta inarrestabile. Nel tentativo di analizzarne le cause balzano agli occhi almeno due macro scenari.
Primo scenario: gli sciacalli... Riguarda la sete di potere, la smania di successo, il narcisismo, l’accumulo di ricchezze e si muove tra scandali, paradisi fiscali, immoralità diffusa. Ci limitiamo a qualche esempio recente.
L'ultimo arrivato tra gli scandali è quello dei Panama Papers: migliaia di documenti che testimoniano come personalità di spicco parcheggiassero, magari all'insaputa del fisco dei Paesi di residenza, i loro non proprio modesti tesori nelle protettive casse di società off shore sapientemente create dallo studio panamense Mossack (figlio di un nazista delle Waffen SS) e Fonseca. Si parla di cifre esorbitanti; di patrimoni che potrebbero risollevare le sorti di centinaia di milioni di poveri in tutto il mondo pur consentendo ai loro possessori una vita da nababbi. E vuoi che non ci fosse una bella dose di italiani?

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Tra l'illegale e l'inopportuno

Il 31 marzo è scaduto il termine del mandato, già prorogato una volta, della commissione di indagine sulla disastrosa fine del CIC (azienda pubblica da 8 milioni di fatturato con oltre 130 dipendenti finita, con oltre 3 milioni di debiti, in mani private). Come il collega di minoranza Tognoli, ho rassegnato le mie dimissioni da una commissione che non ha avuto fin dall’inizio, per la chiara volontà della sua componente maggioritaria costituita da consiglieri del PD, nessuna intenzione di andare a fondo della questione. La commissione, nonostante le continue richieste di convocazione, si è riunita solo due volte e non si è così data risposta a nessuna delle decine e decine di domande che come gruppo consiliare abbiamo fatto fin dalla primavera del 2014 periodo in cui la crisi aziendale era già conclamata. Di materiale su cui lavorare ce n’era quanto si voleva ed era ovviamente a disposizione, ma a nessuno è venuto in mente di partire da lì, da una serie di domande circostanziate rispondendo alle quali, magari, qualche responsabilità amministrativa e politica sarebbe venuta fuori. Sempre su questo tema e tornando al discorso dei familismi fatti in precedenza, ad esempio, nessuno ha mai sottolineato il fatto che in un periodo in cui i primi segnali di attenzione già c’erano è stato assunto al CIC, non si sa come e con quali motivazioni, il fratello dell’ex Presidente della Provincia, attuale Assessore regionale alla Sanità, Saitta. Certo, essere fratello di un politico influente non è una colpa e proprio per non fare di tutte le erbe un fascio una delle cose che abbiamo chiesto nel tempo è stata proprio quale sia stata la modalità con cui si è proceduto a tale assunzione, trattandosi di un'azienda pubblica, e quali fossero stati i meriti curricolari del soggetto prescelto. Risposte: nessuna. Ciò che lascia ancora di più l'amaro in bocca è che questo nuovo assunto non è entrato in azienda in un ruolo marginale, ma è diventato, in men che non si dica, nientemeno che direttore, il massimo livello aziendale interno. I risultati del nuovo management sono sotto gli occhi di tutti, ma per molti nulla è accaduto e tutto è nella norma.

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Piani strategici e politiche di sviluppo

“Sin dagli anni novanta (del secolo scorso) si è diffusa nelle scienze sociali la convinzione che lo sviluppo non fosse determinato soltanto da fattori di carattere economico, quali il capitale naturale, fisico, umano, ma anche dal tessuto sociale e istituzionale. I "fattori intangibili" che derivano dalle reti di interdipendenza non mercantile tra gli agenti economici, la società e le istituzioni sono aspetti rilevanti nella formazione del vantaggio comparato. Da tempo, quindi, siamo stati indotti a studiare le economie locali non solo in termini di rapporti di mercato, ma anche sulla base di meccanismi di cooperazione formale e informale tra gli attori privati e pubblici delle diverse aree. Si sottolinea, sempre più spesso, l'importante ruolo delle buone istituzioni locali, della capacità di utilizzare la conoscenza delle potenzialità del territorio e della cooperazione tra attori pubblici e privati laddove si siano create economie di agglomerazione e buoni percorsi di sviluppo”.

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Parole al vento

Ultimamente abbiamo sentito Il Sindaco definire "parsimoniosa" la candidatura Unesco. Pur senza sfogliare un vocabolario questo termine fa pensare ad una gestione economica ponderata, oculata, sobria, ma se si viene a scoprire che tale operazione è costata oltre 440.000 euro e i conti non sono ancora definitivi qualche dubbio interpretativo appare lecito, soprattutto se l'assessore alla cultura, a pochi giorni dalla chiusura del bilancio preventivo 2016 non sa nemmeno se riuscirà ad avere a disposizione un ventesimo di quella cifra.

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IVREA: piccola città o paese grande?

Se guardiamo alla sua dimensione demografica e alla sua estensione territoriale più che una piccola città Ivrea la potremmo definire un grande paese. Non che l'essere l'una o l'altra cosa cambi molto però questa distinzione può diventare determinante per il modo di ragionare e di amministrare della propria classe dirigente.

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Gli impresentabili

Questa non è la politica che pensavamo di poter fare entrando in Consiglio Comunale e di fronte all'ennesimo bubbone scoppiato speriamo si possa dare corso ad un nuova fase perché la città non può rimanere inerme e passiva di fronte a questo inconcepibile immobilismo.

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Pace, amore, libertà

Si corre esclusivamente dietro l'emergenza; ultimo caso, di qualche giorno fa, la scoperta della presenza di amianto nel tetto della scuola Arduino divelto dal vento e volato nei dintorni. Pare che Sindaco ed esecutivo lo sapessero fin dal novembre 2013, ma l'ASL non è stata avvisata e la questione finisce in Procura. Quando il dibattito politico finisce nelle aule dei tribunali è un chiaro segnale che qualcosa nella politica non funziona come dovrebbe.

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La polvere sotto il tappeto

Nel nostro piccolo ci abbiamo provato ad essere propositivi, e ancora lo faremo, tanto da aver presentato in Consiglio Comunale numerose mozioni, interpellanze, interrogazioni, ordini del giorno mai fini a loro stessi, ma tutti finalizzati a mettere in evidenza criticità o debolezze della macchina amministrativa e proponendo sempre, nel contempo, soluzioni e opportunità da cogliere. Purtroppo, questo va detto con chiarezza, quasi sempre i nostri appelli sono caduti inopinatamente nel vuoto compresi quelli espressi in mozioni votate dal Consiglio Comunale che dovrebbero quindi essere perentori e impegnativi per l'Amministrazione.

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La politica degli opposti

"Nei tempi dell'inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario". Di fronte a quanto ci passa davanti ogni giorno non possiamo rimanere indifferenti, dobbiamo passare dalla lamentela all'azione. Per fare questo serve immaginare una strada nuova. Un ponte capace di far parlare donne e uomini di buona volontà che si trovano oggi su sponde differenti, ma che se solo riuscissero a venire in contatto senza pregiudizi avrebbero molto da dirsi, come peraltro è sempre avvenuto nella storia. Bisogna spostare il dibattito dai muscoli al cervello e al cuore.

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Caos globale

Guardiamo ad esempio al tragico fenomeno delle migrazioni di massa causate da fenomeni che una politica corale e condivisa potrebbe tranquillamente risolvere creando le condizioni di pace e di stabilità economica sufficienti a far rimanere nelle loro terre intere popolazioni. E invece si assiste ad un balletto di dichiarazioni fini a loro stesse, di provvedimenti inefficaci e costosi, ad una deriva populista e razzista di certa classe politica incapace di analizzare il problema con un minimo di umanità e con una chiave di lettura adeguata ai tempi.

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Restiamo Umani

Con queste parole finiva i propri reportage Vittorio Arrigoni, il giovane cooperante e pacifista italiano, ucciso nel 2011 nella striscia di Gaza da un gruppo estremista fuori controllo. Vik, come era soprannominato, ha dedicato la sua vita ad aiutare gli ultimi. Restiamo umani diceva il buon Vik seppur, come Lo Porto, dalle viscere del mondo, cosa che non riescono proprio a capire i potenti del mondo. Violenza porta solo altra violenza. Barbarie porta solo altra barbarie. "Occhio per occhio e il mondo diventa cieco" ripeteva il Mahatma Gandhi.

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Città metropolitana

L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Rileggere oggi il primo periodo dell'articolo 1 della nostra Costituzione fa molto riflettere. Il lavoro, soprattutto giovanile, sta diventando un miraggio e i nostri ragazzi, con sempre maggior frequenza, per vedersi offrire qualche opportunità occupazionale devono emigrare. Maggiore è il livello di istruzione -i famosi cervelli in fuga- maggiori sono i numeri, in percentuale, che caratterizzano questo esodo.

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Chi rottama il rottamatore?

"La rottamazione è compiuta" è il titolo di un mio articolo, pubblicato su questo stesso giornale, con il quale tentai un confronto tra il vento della rottamazione nazionale e l'asfittica situazione politica locale. Il tentativo di analisi partiva da alcuni punti fermi attribuibili al futuro premier come l'abilità nel portare avanti una battaglia interna per un ricambio generazionale nel suo partito e la capacità di evocare positivi scenari di speranza. Dietro questo si poteva leggere un implicito segnale di rottura con certa politica che aveva portato il Paese sull'orlo del baratro oltre un'annunciata disponibilità al dialogo con le altre forze politiche.

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