Cava di San Bernardo: il pensiero di Viviamo Ivrea in Consiglio Comunale

In attesa di poter pubblicare anche il testo della delibera approvata durante il Consiglio Comunale di venerdì 20 dicembre 2013 con i voti contrari di Comotto, Tognoli e Blasotta riportiamo qui le ragioni al NO di Viviamo Ivrea, portate in Consiglio durante la discussione che ha preceduto la votazione.

Prima parte: richiesta di "questione pregiudiziale e sospensiva"

La proposta di delibera che ci viene proposta mette in evidenza una serie di contraddizioni che rendono il processo autorizzativo sulla cava Cogeis a S.Bernardo opaco e poco comprensibile.

Si chiede se sia logico che il verbale delle commissioni consiliari congiunte territorio e attività economiche, che la delibera dà per acquisito, non ci sia stato consegnato pur avendone chiesto copia il 17 dicembre. Ricordiamo che l'art 17 del Regolamento del Consiglio Comunale al comma 3 dice che "una copia dei verbali delle adunanze delle Commissioni è a disposizione dei Consiglieri comunali per consultazione".
Evidenziamo poi che tale verbale, a differenza di quanto rilevato in delibera, non può contenere nessun parere in quanto nessun parere è stato né espresso né votato in quell'occasione.
Ci è stato quindi impossibile riscontrare se il verbale, se esiste, sia conforme o meno all'andamento del dibattito svolto in commissione. Proprio per evitare certe spiacevoli situazioni il Regolamento del Consiglio sopra citato prevede, all'art.17 comma 2, che "i verbali sono approvati nell'adunanza successiva a quella cui si riferiscono, con gli emendamenti eventualmente richiesti" cosa che ovviamente in questo caso non è avvenuta.
Essendo stato presente ricordo bene la discussione e, vista la complessità dell'iter autorizzativo, di aver chiesto all'assessore Codato un rinvio di questo punto in modo da poter approfondire meglio tutta la vicenda anche perché una procedura iniziata il 28 maggio 2008 sarebbe tranquillamente potuta durare qualche settimana in più senza aggravi per nessuno. L'assessore, ce lo può confermare, non si è detta contraria salvo poi che ci siamo ritrovati la proposta di delibera in conferenza dei capigruppo per l'inserimento all'ordine del giorno odierno.

A questo punto la nostra proposta, formulata per difendere l'interesse collettivo ed entrambe le parti in gioco (proponente - P.A.) è, come già detto in commissione e ribadito in conferenza dei capigruppo, quella di procrastinare ad altra data, dopo opportuno approfondimento e coinvolgimento della popolazione, la presente proposta di delibera.
Chiederemmo quindi di mettere ai voti una questione pregiudiziale e sospensiva ai sensi dell'art.84 del Regolamento del Consiglio Comunale chiedendo alla Presidente di rinviare la discussione alle commissioni competenti e/o ad altra seduta del Consiglio Comunale previo un approfondimento della questione magari con un sopralluogo sul terreno in oggetto o meglio ancora in un impianto analogo per rendersi conto direttamente dell'impatto di una tale opera in quel contesto. Questo a tutela anche dei consiglieri ai quali viene richiesto di esprimersi su una questione delicata come questa senza averne piena conoscenza.

Appellandosi a interpretazioni "discutibili" la proposta di rinvio non è stata accolta

Seconda parte: nel merito

In entrambi le commissioni abbiamo posto in prima istanza la questione dell'incompetenza del Consiglio Comunale ad esprimersi in merito ad un'autorizzazione di competenza dirigenziale e tale asserzione è pure ribadita nella delibera proposta dove si dice che "in seguito alla sentenza n.3363 del 05.11.2007 il TAR Piemonte ha stabilito, in difformità dal disposto dell'art.4 della LR 69/1978 da considerarsi abrogato, che il rilascio dell'autorizzazione all'esercizio di cava esorbita dalla competenza consiliare".
Non intendendosi tale affermazione, a nostro avviso, esclusivamente limitata all'apposizione della firma del dirigente sull'atto autorizzativo ma comprensiva delle piene facoltà a questo attribuite dalle leggi di riforma degli anni novanta relative alla separazione delle competenze tra organi politici ed organi di gestione.
Quindi il Consiglio non può esprimere questa sera, come scritto nella bozza di delibera, il proprio "assenso al rilascio – per quanto di propria competenza - alla ditta Cogeis dell'autorizzazione per la realizzazione di uno scavo presso una vecchia cava di argilla ..." per il semplice motivo che tale assenso non è di competenza consiliare.
A riprova di questo la delibera prosegue ed al punto due dice che il Consiglio Comunale delibera: "di disporre- in conformità con la sentenza n.3363 del 05.11.2007 del TAR Piemonte – che il rilascio dell'autorizzazione in argomento avvenga con specifico atto dirigenziale del SUAP associato di Ivrea ..."

Andando oltre a questo non irrilevante aspetto formale che renderebbe, a nostro avviso, la delibera illegittima veniamo all'unico punto di competenza del Consiglio Comunale e cioè l'avvio di un procedimento di variante urbanistica per il cambio di destinazione dell'attuale terreno da agricolo a cava. L'ultimo punto (d) dell'autorizzazione provinciale cita testualmente: "Si fa presente che l'autorizzazione di cava, ai sensi dell'art. 3 della L.R. 69/78, costituisce atto di avvio del procedimento di variante dello strumento urbanistico vigente. Le Amministrazione Comunali in fase di nuova stesura del PRG dovranno provvedere a inserire le aree estrattive nello strumento urbanistico". Parrebbe di capire che la variante andrebbe proposta in fase di nuova stesura e non come un atto dovuto anche perché, se così fosse, non si comprenderebbe la necessità del passaggio in Consiglio Comunale. Inoltre, dovendo decidere sull'avvio di una variante urbanistica e dovendolo fare, ovviamente, nell'interesse della collettività, la logica direbbe che prima si valuta il bisogno, la necessità e poi si individua un'area adeguata. Noi non crediamo infatti che, pur riconosciuta la necessità di una cava e successivo ritombamento con terre e rocce da scavo, si sarebbe individuata un'area così vicina ad un contesto urbano dove si trovano "un fabbricato pluriplano residenziale, un agriturismo, una serie di abitazioni ad ovest (presi dalla delibera)" e, aggiungiamo noi, una serie di aree edificabili sia nel comune di Ivrea che nel vicino comune di Pavone C.se.

Nella stessa commissione congiunta e nella successiva conferenza dei capigruppo è emersa la preoccupazione di una eventuale reazione negativa della popolazione residente ed abbiamo chiesto a questo proposito se la popolazione fosse stata informata. Se lo scenario prospettato avesse contemplato anche il possibile innalzamento dei livelli di inquinamento acustico e veicolare, delle polveri, l'aumento dei flussi di traffico indotto (nella relazione per le previsioni di impatto acustico si parla addirittura di 100 mezzi giorno) e se i comuni contermini fossero consapevoli del surplus di traffico rispetto all'attuale per i successivi 10 anni (non avendo partecipato, alcuni di questi, alle conferenze dei servizi). A questo proposito abbiamo richiesto in commissione di valutare la predisposizione di alcune centraline di rilevamento dell'aria su stradale Torino eseguendo delle rilevazioni di partenza prima dell'inizio della coltivazione della cava per poi tenere monitorati i livelli di inquinamento.
Riguardo l'inquinamento ci appare strana la chiamata in causa nella delibera dell'Arpa e dell'Asl che non ci risulta, trattandosi di una procedura autorizzativa esclusa dalla VIA, facessero parte degli enti decisori.

Riguardo la partecipazione ci è stato risposto, ed è scritto anche in delibera, che ci sono stati dei "confronti aperti con la cittadinanza" che pare però non siano stati adeguatamente pubblicizzati e che sono comunque avvenuti (fine 2011 inizio 2012) quando l'autorizzazione provinciale era già stata rilasciata (maggio 2009).
Ora si tratta di capire cosa questa amministrazione intenda per partecipazione nei processi decisionali. Nell'interessante doppio seminario organizzato dall'assessore Vino abbiamo infatti imparato che per evitare eventuali situazioni di conflitto sociale sarebbe opportuno coinvolgere, in caso di progetti complessi e problematici, i residenti prima e durante l'elaborazione del progetto per trovare insieme soluzioni che non penalizzino nessuna delle parti in causa e non farle cadere dall'alto a decisioni già prese.

Un'altra preoccupazione che ci è venuta approfondendo, per quanto possibile in così poco tempo, l'iter procedurale è quella del controllo futuro delle rocce e terre da scavo che verranno conferite perchè è forte il rischio che insieme a materiali idonei possano trovarsi materiali inquinanti di diversa provenienza. Ricordiamo a tal proposito che ci troviamo in un'area che dal punto di vista idrogeologico presenta una soggiacenza di falda acquifera ad una profondità di circa 8 metri e che lo scavo complessivamente previsto, sommato al metro e mezzo già scavato, farebbe correre il rischio di un affioramento perenne di falda in un'area che "dal punto di vista idrologico risulta vulnerabile e sottoposta ad un elevato rischio di inquinamento" (determ. del dirigente del servizio valutazione ambientale, pianificazione e gestione attività estrattive della provincia di Torino del luglio 2002). Riguardo poi il materiale di conferimento evidenziamo che il presupposto giuridico su cui si è basata l'autorizzazione provinciale è il D.Lgs 152 del 2006 che è stato abrogato dal DM 151 del 2012 e successivamente modificato e integrato dalla recentissima Legge 98 del 9 agosto 2013.

Alla luce di tutto questo si evidenzia la necessità di ridefinire con il proponente, alla luce delle recenti modifiche legislative, un protocollo inerenti i vincoli da imporre sulla tipologia dei materiali conferibili e sulla documentazione necessaria per garantire la tracciabilità dei medesimi. Attività che dovrebbe essere gradita dal proponente per evitare futuri contenziosi con gli organi di controllo.

Alla luce del mancato accoglimento della questione pregiudiziale e sospensiva necessario per poter approfondire l'argomento in discussione e potersi fare un'idea compiuta sull'importante opera da realizzasi all'interno di un centro abitato e considerati i troppi punti critici della delibera presentata, non migliorabile tramite emendamenti, perché andrebbe completamente riformulata e modificata nella sostanza, esprimo, a nome di Viviamo Ivrea, il nostro voto contrario.

 

 

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